” Ha vinto la libertà di informare e di essere informati”, parole da sottoscrivere quelle di Lorenzo Fazio, editore di Chiarelettere, dedicate alla decisione del tribunale vaticano di assolvere i giornalisti Nuzzi e Fittipaldi.

Chi ha partecipato alla campagna #assoluzionepernuzziefittipaldi non può che essere soddisfatto per questa saggia decisione che, secondo alcune fonti, sarebbe stata “autorevolmente” ispirata.

Restano tuttavia alcune domande che non possono essere affogate nel mare della generale soddisfazione. Chi e perché ha voluto trascinare sul  banco degli imputati i due giornalisti?
“L’incompetenza giurisdizionale” non era già nota? Dal momento che i documenti pubblicati erano autentici e rivestivano i requisiti della pubblica rilevanza perché mai avrebbero dovuto, loro  e i loro editori, rinunciare e mandare al macero le copie?

Non sarebbe stato più utile, anche per il Vaticano, dedicare tutte le energie a individuare e colpire il gruppo o meglio la loggia che, da tempo, lavora per mettere fine alla esperienza di Francesco, poco amato dai trafficanti di ogni natura, a cominciare da quelli di armi e di indulgenze a tariffa?

Il processo ha anche messo in evidenza i troppi silenzi del governo e delle istituzioni italiane, gli opportunismi di chi non riesce ad avere un rapporto adulto con la Chiesa, e l’arretratezza del sistema processuale vaticano, soprattutto per quello che riguarda i diritti della difesa.

Il finale è stato positivo, ma non tale da cancellare lo svolgimento della  partita.
Dal momento che siamo tra quelli che apprezzano e sostengono l’impegno quotidiano di Francesco contro i muri dell’odio, delle armi, del razzismo, dell’oscurantismo, ci auguriamo che, dopo questa sentenza, voglia essere proprio lui a promuovere la scrittura e l’approvazione di un a sorta di “Articolo 21 Vaticano”.
Del resto i suoi nemici più insidiosi e potenti, quelli che useranno ogni mezzo per fermare la spinta riformatrice, non hanno mai amato la libertà di informazione, perché per realizzare trame, intrighi e affari, hanno bisogno di silenzio, oscurità e “demoniaca inquisizione”.

Un grazie infine anche a quelle associazioni, da Articolo 21 a Pressing NoBavaglio che non hanno atteso la sentenza per far sentire, in modo forte e chiaro, le loro voci contro i bavagli di qualsiasi natura e colore.