La bella stagione tinge sempre di horror e suspance grandi e piccoli schermi. È in questi giorni in sala It follows, nuovo horror che ha attirato l’attenzione di Quentin Tarantino. In homevideo giunge invece The Gift, opera prima dell’attore e regista Joel Edgerton.

La paura dell’altro, della solitudine, del sesso scatenano insicurezze ataviche che dall’infanzia all’adolescenza contribuiscono a formare nel profondo i freni dell’adulto che verrà. Il cinema, quei freni, tenta spesso di sbloccarli con alcuni generi. It follows è un horror misterioso. Una ragazza nei sobborghi di Detroit esce con un coetaneo e fa sesso con lui. Il ragazzo le “attacca” qualcosa: la visione di una persona che la segue lentamente, e sempre, per farla fuori. Allucinazione o realtà, un volto cangiante, silenzioso, inesorabile. La soluzione è “passarla” ad altri per aver salva la vita. L’ironia potrebbe coglierci su questo verbo, come ogni buon horror deve poter fare, ma l’idea nata dall’incubo infantile del regista Robert Mitchell resta un business vincente perché funziona bene: come un racconto del terrore intorno al fuoco crea con semplicità un suo pathos per adolescenti (e per chi si lascerà davvero andare), semina per un nuovo franchise, e soprattutto può mettere paura. Specialmente in un paio di momenti con un gigantone che avremmo voluto vedere più spesso (uno lo anticipano clip e trailer).

Regia a distanza dal suo oggetto, lascia lo spettatore a perdersi nella desolazione post-crisi di Detroit, ma il grosso dell’operazione paura/ansia lo sbriga la colonna sonora firmata Disasterpeace, al secolo Richard Vreeland. Il trentenne compositore e musicista per videogames esordisce brillantemente nel motion picture soundtrack. Il suo chiptune (musica realizzata con sintetizzatori) risulta altamente disturbante con quelle sonorità a 8-bit che ritmavano gli anni ottanta elevando all’ennesima potenza ogni volume emotivo. Melodie distorte e malate, sintesi anche delle peggiori cicatrici urbane del Michigan lasciate dalla crisi economica. Scenari spettrali di pertinenza horror confermati con Only lovers left alive di Jim Jarmusch.

Mentre l’orrore ignoto del suo It follows è al cinema, la distribuzione Koch Media ha ben pensato di rilasciare in homevideo un altro titolo che quest’inverno ha scosso positivamente anche quella critica spesso diffidente verso l’esordio di un attore dietro la macchina da presa. Regali da uno sconosciuto – The Gift è un gioco a tre. Lui, lei e uno strano vecchio compagno di scuola di lui. Invadenza, stalking o echi di bullismo i continui regali del terzo incomodo? Oltre a firmare sceneggiatura e regia, Joel Edgerton è Gordo, il vecchio amico di scuola del maritino modello Jason Bateman. L’attore/autore si rivela perfetto alchimista nel calibrare goccia a goccia la seria minaccia incombente quanto nel celarne le radici sino alla fine. Proprio sul finale, le versioni Blu-Ray e Dvd offrono negli extra ciò che il grande schermo ci aveva precluso: finale alternativo e scene tagliate, ma soprattutto i motivi di queste scelte, che lo stesso Edgerton non esita a esporre all’audience da divano. Rivelazioni che espandono la narrazione per immagini, gradita prova di onestà intellettuale e dell’utile pignoleria creativa dell’autore.

E la suspance? In The Gift tutto è psicologico: si gioca sui fili sottilissimi fra i tre personaggi. La regia tesse impigliandoli in una storia confezionata con efficacia. Attraverso le vetrate geometriche di una grande casa anni cinquanta di Los Angeles, set, plot e sviluppo del racconto visivo, come in un domino, bussano a memorie hitchcockiane, lasciando cadere l’ultima pedina sulla tensione verso il dove veramente si voglia arrivare.

Se in It follows ansie e paure utilizzano una storia soprannaturale per scavare nel profondo della coscienza adolescente parlando di sessualità, fiducia e relazioni con l’altro, le tensioni di The Gift scuotono un mondo adulto. Qui la viltà può manipolare i fatti per farne, nel tempo, una più conveniente verità. Ma la distruzione delle certezze ha radici ben piantate in atti di bullismo adolescenziale rievocati da un malizioso dimenticatoio. Per questo motivo l’inquietudine del thriller firmato Edgerton abbraccia un range anagrafico di pubblico decisamente più ampio ed emoziona “di testa”, mentre l’horror di Mitchell si concentra a colpire le età più giovani e gli spettatori più giovanili mirando alla pancia.

@FranceDiBrigida