Il Consiglio superiore della magistratura non ci sta. E rifila una bocciatura alla commissione presieduta da Luigi Scotti e insediata a via Arenula per volontà del Guardasigilli, Andrea Orlando. Che aveva promesso entro l’estate la riforma del Csm. E soprattutto la revisione del sistema per eleggerne la componente togata, ritenuto fondamentale strumento, almeno negli auspici, per debellare le correnti interne alla magistratura. Una riforma che appare però ancora in altissimo mare. E su cui pesano come macigni le osservazioni della Commissione incaricata dei rapporti istituzionali e l’ordinamento giudiziario che a Palazzo dei Marescialli è presieduta da Luca Palamara.

MAL DI TESTO Primo terreno di confronto, quello delle fazioni interne. Sulle quali, alla luce delle polemiche per le lottizzazioni degli incarichi, la commissione ministeriale non aveva fatto mistero di volere intervenire per delimitarne le “eccessive interferenze”. Sul punto, la commissione Palamara sembra avere una visione differente. Che le correnti, dal suo punto di vista, siano considerate un valore da preservare è del resto chiaro sin dall’incipit della risoluzione che ha portato all’ultimo Plenum. E che sarà ora integrata con gli emendamenti formulati nel corso della discussione. Esordio in cui vengono citate le parole “ di straordinaria saggezza” del presidente emerito Giorgio Napolitano. Secondo le quali “le correnti sono state e devono essere ambiente qualificato di crescita, formazione e dibattito, in direzione di un miglioramento complessivo della funzione giudiziaria”. Quelle formazioni intermedie (di cui parla anche la Costituzione) che, secondo la commissione di Palazzo dei Marescialli, costituiscono “uno dei momenti più positivi del dispiegarsi delle potenzialità democratiche del nostro ordinamento”

TEMPI NUOVI Discorso chiaro, anche se sentito da ilfattoquotidiano.it Palamara ci tiene a precisare: “C’è sempre margine di interpretazione di questo testo, ma escludo categoricamente che la mia commissione abbia voluto bocciare i lavori del gruppo presieduto da Scotti. E’ vero che ci sono dei rilievi critici che riguardano alcuni punti specifici. Ma c’è apprezzamento su tanti altri aspetti. In particolare sul fatto che la bozza Scotti abbia escluso il sorteggio per la selezione dei togati che siederanno al Csm. Le proposte di un nuovo sistema elettorale che superi quello attuale, poi è un ottimo punto di partenza”, aggiunge Palamara. Che, sempre a proposito delle correnti, aggiunge che “sono un valore e rappresentano un elemento fondamentale per garantire il pluralismo della magistratura. Ciò che va eliminata è la degenerazione correntizia che genera lottizzazioni”. Anche perché, a suo avviso,“la magistratura sta cambiando, come dimostrano le nomine in alcuni tra gli uffici più importanti: Piercamillo Davigo, scelto come presidente di sezione in Cassazione. O Francesco Greco nuovo capo della procura di Milano. Nomine per le quali sono stati fatti sforzi comuni: noi siamo qui per il cambiamento, non per difendere l’esistente. E dare una rappresentazione caricaturale del Csm fa parte di un disegno che serve a denigrare un potere dello Stato autonomo e indipendente che, evidentemente, a qualcuno fa comodo indebolire”.

CORRENTI CALDE Il testo della risoluzione della commissione del Csm, come detto, è approdato al plenum ed è stato rinviato in commissione “per integrarlo con alcuni emendamenti che però non ne stravolgeranno affatto il senso”, precisa Palamara. Che spiega pure come l’unico emendamento su cui ha già dichiarato la propria contrarietà, presentato dal consigliere laico Elisabetta Alberti Casellati, riguardi proprio l’introduzione del sorteggio per la selezione dei togati. Ipotesi esclusa dalla Commissione Scotti con grande soddisfazione dell’analogo organismo di Palazzo dei Marescialli. Il quale considera questo sorteggio “un’opzione semplicistica in spregio della necessaria effettiva rappresentatività del corpo magistratuale di cui i componenti di un organo, al quale è rimesso il governo autonomo della magistratura (il Csm, ndr), devono essere dotati e che non può che essere conseguita se non a seguito di competizione elettorale”. Perché, sempre secondo la commissione Palamara, questo metodo, che pure viene indicato da molti come l’unico in grado di tagliare le unghie alle correnti, finirebbe per svilire lo stesso Consiglio superiore della magistratura. Quanto ai diversi sistemi elettorali prospettati dalla commissione Scotti si tratta di tentativi di riforma apprezzabili. Ma al di là di ogni opzione possibile “ciò che resta in ogni caso rilevante è l’etica e il senso istituzionale dei componenti”.



DISCIPLINARE DOC Un no secco è rifilato invece ad uno degli altri snodi del progetto di riforma partorito dalla commissione di via Arenula: quello che riguarda la sezione incaricata dei procedimenti disciplinari a carico dei magistrati. Un progetto che – secondo Palamara e colleghi- potrebbe addirittura “nuocere ad importanti istanze di uniformità, coerenza interna e continuità interpretativa, valori di primario rilievo del settore disciplinare e attualmente ben preservati dall’operatività di un unico collegio”. E ancora: l’attuale composizione con sei membri “non ha mai evidenziato profili di criticità, anzi ha garantito – si legge nel testo che in questa parte viene persino sottolineato – l’equilibrata composizione della sezione”. Insomma, la disciplinare non si tocca.



BELLE FIGURE “Non del tutto condivisibile” è poi considerata la proposta di affidare ad un componente non togato l’Ufficio studi . Ufficio strategico in quanto incaricato di formulare pareri anche ad esempio ai progetti sottoposti dal governo, oltre che della partita del contenzioso. E che, data la delicatezza delle materie che sono ad esso affidate, non sarebbe “coerente con la tradizione consiliare aprire a non appartenenti all’ordine giudiziario”. Insomma, ne possono far parte solo quanti abbiano consapevolezza della peculiarità dell’attività giudiziaria, delle caratteristiche e delle necessità degli uffici giudiziari, che “solo una significativa esperienza ivi maturata, può assicurare”. Perciò, solo togati. Giacché“ le prerogative e le guarentigie che caratterizzano queste figure professionali sono poste a presidio dell’indipendenza magistratuale, presentando l’attività consiliare molteplici profili di stretta connessione ed interferenza con lo svolgimento dell’attività giudiziaria e il concreto funzionamento degli uffici giudiziari”. E le indicazioni della commissione Scotti sul sistema organizzativo degli uffici di procura? Su questo punto la commissione ha espresso apprezzamento. Ma ha anche fatto notare che “il Csm, già da tempo, si è fatto carico di definire ed esercitare misure di propulsione, coordinamento e riscontro delle modalità di esercizio dei poteri organizzativi dei procuratori della Repubblica”. E’ già operativo un gruppo di studio dedicato a questo tema che – spiega ancora la commissione Palamara – è in procinto di concludere i propri lavori.