C’è stato un tempo dove il grazie era semplice espressione di gratitudine, che a tratti sfiorava la manifestazione di stima. Quel periodo, oggi debellato, in rete lascia spazio a una nuova era della comunicazione affettiva in cui la riconoscenza serve a veicolare nient’altro che se stessi. Alcune fasi del ringraziamento da social network assumono al momento i contorni dell’epopea auto-celebrativa.

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Lo sfoggio di sé è agghindato a messaggio d’affetto, con salti cognitivi troppo evidenti anche per i meno accorti. Una generosità fuori fuoco: per obiettivi raggiunti, auguri ricevuti o attenzioni solo presunte si ringrazia la collettività tutta. Commossi fino al bivio dove i ringraziamenti sfociano in piccoli bilanci proprio centrici con discorso da cerimonia in allegato. Si celebrano vittorie e chiusure in attivo tirando in ballo l’altro, riconoscendogli una qualche percentuale sul merito. L’ego a cottimo, nel tragitto breve che va dall’etica all’etichetta.

Negli ultimi tempi avanza in rete un nuovo genere letterario che si colloca tra la falsa modestia e l’ostentazione subliminale, con l’aggravante dell’aggiunta di tag emotivi: l’impostorytelling. Ci si addentra in riCostruzioni del reale in tempo reale, un montaggio in piena che sfoggia l’affetto e l’attenzione di cui s’è di certo circondati. Uno slancio su banda larga che spesso in viso resta sotto la soglia misera del minimo sindacale.

Baudrillard, filosofo francese, intravedeva nel web la fine della realtà e del soggetto, diventato pura descrizione e simulacro di se stesso. Ad oggi i passi avanti sono enormi. S’erige una realtà personale, con appalti a ditte d’immateriali edili. L’identità è ricostruita sul non edificabile, per fondamenta che pretendono sempre e comunque l’altro a fare da colonna portante. Una fiera dell’abusivismo relazionale pronta a celebrare perpetui Giorni del Ringraziamento, dove gli unici dubbi restano tra scarti da smaltire in certe isole egologiche appena fuori rete. In quel metro quadro piccolo dentro il quale, si sa, s’è sempre soli.

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