Non ci sono morti che pesano come piume, ma certamente i due ragazzi stranieri uccisi nella nostra civile Italia in questi giorni, pesano più di una montagna. Beau Salomon ed Emmanuel Namdi, l’americano e il nigeriano, vittime lontane anni luce per razza, religione, continente, estrazione sociale, hanno trovato identico destino nella triste guerra che da tempo insanguina e imbarbarisce il nostro paese. Nella settimana della strage di Dacca questi due omicidi, maturati in circostanze assurde, hanno scosso le nostre atrofizzate coscienze anche perché a ucciderli sono stati altri giovani, non extracomunitari, clandestini o zingari  ma italiani, italianissimi. Anche loro infinitamente diversi per ambiente, scelte di vita e ideologia, e ugualmente uniti dall’assenza di umanità e dal degrado culturale che li circonda

Secondo l’accusa, Beau Salomon, lo studente americano di 20 anni, appena sbarcato a Roma per uno stage-vacanza presso la Cabot, prestigiosa università americana, è stato spinto nel Tevere da tal Massimo Galioto, “punkbestia”, tossico, domiciliato sul lungofiume all’altezza di Ponte Garibaldi, nel cuore di Trastevere, la zona più turistica della città che in questo periodo ospita quanto resta dell’estate romana: bancarelle, bar, ristoranti esotici. Luci, chiasso, puzza di frittelle infastidivano la privacy del Galioto che da tempo aveva recintato la propria esistenza attorno a una tenda e a un barbecue, disposto a ospitare soltanto i suoi cani e la fidanzata, l’ineffabile Alessia che dai microfoni dei Tg lo accusa del delitto ma intanto lo magnifica come idealista.

“Che sarà mai successo”, lamenta la punk. Un tafferuglio, qualcuno aveva rapinato l’americano che se l’è presa con Max e lui l’ha buttato in acqua. “Poi hanno dato l’allarme e noi sciamo andati a dormire”. Problema risolto. Beau è morto annegato, senza quella spintarella sarebbe ancora vivo, poteva ancora godersi la sua bella vacanza romana e sarebbe tornato nel Wisconsin dai genitori oggi straziati. Da bambino aveva sconfitto un cancro raro e devastante, ma un uomo dalla coscienza oscurata dall’alcol e dalla droga gli ha impedito di diventare adulto. E forse non era la prima volta che il “punkbestia” risolveva in questo modo i suoi problemi di vicinato. Il 17 luglio 2015 un artista di strada, Federico Carnicci, è morto affogato nel Tevere proprio all’altezza di Ponte Garibaldi. Sono gli amici di Alessia e Max, su Facebook, a riaprire il caso attraverso tablet e smartphone, che tra bracieri e tende pullulano sul lungo fiume. “Ma che la droga v’ha bevuto er cervello!”, scrivono.

Ancora più crudele l’omicidio a colpi di cartello stradale di Emmanuel Namdi, il profugo nigeriano sfuggito alla violenza di Boko Haram, sopravvissuto alla traversata del deserto libico e a quella del Mediterraneo durante la quale la giovane moglie Chinyery ha perso il bambino per le percosse ricevute dai trafficanti. Grazie alla Caritas Emmanuel aveva finalmente trovato rifugio a Fermo, nelle Marche, l’”isola felice”. Al momento dell’aggressione stava passeggiando con Chinyery verso Piazza del Popolo quando un energumeno, tal Amedeo Mancini, ultra della locale Fermana calcio li ha circondati, insultando e aggredendo la donna. “Scimmia africana”, l’ha appellata mentre la colpiva con pugni e calci. Alla reazione di Emmanuel si è scagliato contro di lui e dopo aver divelto il palo di ferro di un cartello stradale lo ha massacrato riducendolo in fin di vita. Emmanuel è morto dopo 24ore di agonia, Mancini è stato fermato. Siamo di fronte a un omicidio frutto di odio razziale come nei periodi più bui della nostra storia.

La tragica fine di Emmanuel, che ci saluta felice e sorridente dalla foto del suo matrimonio, il suo unico giorno felice, va oltre l’accusa alle classi dirigenti per lo stato di degrado che ha devastato la Capitale, chiama direttamente in causa l’ultima velenosa campagna elettorale nella quale politici senza scrupoli hanno sperato di trarre consenso pescando nel mal di pancia della gente, incitando all’odio contro gli immigrati senza neppure fare distinzione tra clandestini e profughi. Potremmo prendercela con il tronfio e panciuto Salvini che ci siamo sorbiti a colazione, pranzo e cena, mentre lui saltellava da un  canale all’altro, e che ora è sprofondato in un tombale silenzio per via di una sconfitta elettorale che ci aveva fatto sperare nel buon senso degli italiani. Ma i cattivi semi che in molti, non soltanto Matteo due, hanno seminato stanno dando frutti avvelenati. Che fare contro il buio della ragione? Forse pure noi, come gli amici di Max e Alessia, potremmo prendere i nostri smartphone e scrivere: “Ma vi sieti bevuti il cervello”.