Qualcuno potrebbe definirlo un vezzo da vecchi aristocratici. Altri la chiamano semplicemente tradizione. Alla quale tutti, da Roger Federer all’ultimo dei qualificati, devono attenersi durante i match ufficiali e gli allenamenti. E, sarebbe cosa gradita, anche durante i momenti di relax tra le mura di Church Road. Perché Wimbledon è il torneo più prestigioso del mondo e si gioca nel circolo più antico. Dove non sono ammesse deroghe alle regole, anche sull’abbigliamento. Si narra che le macchie di sudore sui capi colorati non siano mai piaciute – e continuino a non piacere – ai soci dell’All England Club. Da qui nasce l’obbligo di vestire in bianco. Una regola non scritta? Macché. È tutto codificato. Esiste un decalogo, chiaro e senza possibilità di fraintendimenti, disponibile anche sul sito ufficiale.

Nella sezione “Clothing and equipment” vengono descritti minuziosamente gli obblighi per i tennisti, ai quali solitamente si unisce anche il pubblico dei Championships. Tanto per capirci, il punto 10 recita: “I supporti e l’equipaggiamento medico devono essere bianchi”, ma l’organizzazione è pronta a uno strappo alle regole, e li accetta colorati se “assolutamente necessario”. Il resto è ‘total white’ come tradizione impone. Comprese le suole delle scarpe, reggiseni, fasce e polsini. Per informazioni sulla durezza nell’applicazione del decalogo del perfetto tennista chiedere a Roger Federer, Nick Kyrgios ed Eugenie Bouchard. Nel 2013 lo svizzero venne rimandato negli spogliatoi perché la suola delle sue scarpe – fluorescenti – non era gradita dagli arbitri. Lo scorso anno, invece, l’australiano è stato costretto a indossare al contrario la sua fascia per contenere il sudore perché aveva colori troppo sgargianti, mentre l’avvenente tennista canadese ha avuto un problema con il reggiseno. Che ci crediate o no, la giudice di sedia ha dovuto sincerarsi che la spallina di colore nero non violasse il dress code.

Anche l’abbigliamento intimo, infatti, ricade tra le cose regolamentate – e controllate… – e come tutto il resto deve essere “completamente bianco con l’eccezione di una striscia di colore non più larga di un centimetro”. Mai sulla parte posteriore però: il retro di t-shirt, pantaloncini e vestiti non ammette strappi alle regole. E anche i marchi che forniscono il materiale tecnico devono stare attenti alle dimensioni dei loghi. “Inoltre – ci tiene a precisare l’organizzazione – i comuni standard di decenza sono richiesti in ogni momento” all’interno del club.

Allo stesso tempo però gli ispettori non hanno avuto nulla da ridire, la scorsa settimana, quando molte tenniste vestite da Nike si sono lamentate per la fornitura della famosa azienda statunitense. I completini arrivati a Wimbledon erano svolazzanti, troppo sexy e pure scomodi. “Quando inizi a giocare ti tira da tutte le parti e ti senti nuda”, ha detto la britannica Katie Boulter ritrovatasi con i fianchi scoperti dopo un servizio. Tessuto trasparente, pieghe e molte porzioni del corpo in bella vista non hanno disturbato gli ispettori: “Sono problemi della Nike”, è stata la risposta dagli uffici dell’All England Club, dove il vestito era visto di buon occhio perché tutto bianco. L’azienda ha dovuto fare una veloce marcia indietro fornendo una versione modificata.

Hanno invece chiuso un occhio gli organizzatori, per una volta, come inizia ad avvenire sugli spalti dove sempre più giovani trasgrediscono il regolamento. Non è andata allo stesso modo con Pat Cash, vincitore a Wimbledon nel 1987. Lo scorso anno si è ritirato dal torneo delle leggende. Ufficialmente per un problema alla schiena. Ma è noto che gli abbiano fatto notare che le sue scarpe non rispettavano il decalogo. “Una cosa ridicola e arcaica”, lo ha definito l’australiano a Sky Uk. Non il primo né l’ultimo a parlare in questi termini. Eppure il bianco resiste. Sia chiaro: solo bianco-bianco. L’off white e il cream – bianco sporco e color crema – sono banditi al pari di un ‘volgarissimo’ verde.