Oggi è un anno che Luca Rastello, giornalista, scrittore e viaggiatore ci ha lasciato. E proprio ieri sera a Torino in anteprima nazionale è stato proiettato il documentario Un passo più in là su di lui e la sua testimonianza a cura di Rai Teche. Un’occasione importante che ripropone una figura molto conosciuta tra tutti coloro che negli anni passati e oggi lavorano nel sociale e sono accomunati da un’idea di impegno e libertà di pensiero.

Perché Luca Rastello era un rompiscatole, uno contro non per essere contro gli altri, ma fondamentalmente perché credeva nell’intelligenza come continua interrogazione critica. Un esercizio quotidiano fatto con testardaggine e dedizione per mettere alla prova se stesso e le sue convinzioni, sempre sul filo di una sperimentazione del pensiero che in fondo aveva a che fare molto con il metodo scientifico (era un appassionato della matematica), in cui qualsiasi acquisizione è costantemente verificata e la verità non è mai data per definita (“Un’altra strada c’è sempre”). A questo esercizio intellettuale Luca affiancava una spinta umanitaria fortissima che lo avvicinava agli altri soprattutto quando erano “sporchi, brutti e cattivi”. L’esercizio della mente non lo isolava, anzi, lo buttava tra la gente, e lo rendeva sempre vigile e consapevole, non senza ironia e leggerezza, pronto a ridere pur nelle difficoltà.

Non aveva paura della cattiveria Luca, la guardava in faccia e la raccontava. Come in La guerra in casa quando riporta la storia di quel cecchino che prende di mira i passanti e li fa fuori uno a uno. Lui stava lì, tra gli orrori dello scontro più barbaro e crudele avvenuto nel Dopoguerra per capire e intanto, da solo, organizzava la fuga di 500 profughi, tra serbi bosniaci croati, non importava la nazionalità, portandoli a Torino in salvo per garantirgli un futuro di pace e di lavoro.

Come Luca nessuno. Ora lo rimpiangiamo e lo rimpiangono in tanti. Nel filmato ci sono testimoni e amici che parlano e lo ricordano. Anche Baricco, le sue parole sono sentite e giuste, ma quando era in vita nessuno dei grandi scrittori e critici (a parte Fofi, Siti e pochissimi altri) ha riconosciuto la sua grandezza, e il suo ultimo libro I buoni ha imbarazzato tutti, anche funzionari di importanti case editrici. Meglio non rischiare, meglio lasciare le cose così, meglio non farsi nemici, meglio ciò che si ha, che si è. Luca invece rischiava sempre, mai rassegnato, pieno di meraviglia per il mondo e la gente, non aveva paura di niente, neanche della malattia e della morte.

Se si vive seguendo le proprie idee e “il seme della curiosità”, “pronti a una svolta imprevista”, come faceva Luca, l’esistenza diventa pura ricerca, e scegliere cosa fare, come stare, dove stare e con chi stare diventa assolutamente semplice.