Portella della Ginestra, Piazza Fontana, l’Italicus e la Stazione di Bologna, Ustica, Capaci, via d’Amelio, l’omicidio di Ilaria Alpi. Non c’è uno di questi delitti italiani in cui non ci sia stato un tentativo da parte di qualcuno, il più delle volte rimasto ignoto, di sviare le indagini. Da oggi tuttavia il mestiere di insabbiare potrebbe essere un po’ più rischioso. La Camera dei deputati ha infatti approvato quasi all’unanimità il nuovo reato di depistaggio e di frode processuale. Il nuovo articolo 375 del codice penale dice che “è punito con la reclusione da tre a otto anni il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che, al fine di impedire, ostacolare o sviare un’indagine o un processo penale” modifica “artificiosamente il corpo del reato” o “lo stato dei luoghi e delle persone” connessi a un reato.

Qualcosa del genere era già presente nel codice penale (articolo 374), ma in forma molto più generica e con pene molto più basse. D’ora in poi per esempio, se il pubblico ufficiale commette il reato “mediante distruzione, soppressione, occultamento, danneggiamento” di “un documento o di un oggetto da impiegare come elemento di prova”, la pena è aumentata “da un terzo alla metà”. Pene ancora più severe, “da sei a dodici anni” (e tempi di prescrizione raddoppiati) per il pubblico ufficiale (anche “cessato dal suo ufficio”, quindi, per esempio, in pensione) che devia inchieste per delitti come strage, associazione sovversiva, banda armata, associazione mafiosa e voto di scambio politico mafioso, traffico di armi. La pena è invece diminuita “dalla metà a due terzi” se il depistatore in qualche modo “si pente”, aiutando, entro la fine del procedimento, gli investigatori a ricostruire i fatti e il depistaggio stesso”. Ad ogni modo, chi per questo reato avrà una condanna superiore a tre anni sarà interdetto in perpetuo dai pubblici uffici.

La nuova norma prevede un aumento delle pene anche per il reato di frode processuale nell’ambito di un procedimento civile o amministrativo (ancora una modifica all’articolo 374): invece che da “6 mesi a 3 anni”, d’ora in poi è previsto il carcere “da uno a cinque anni”. A differenza del depistaggio, che è un reato proprio (può commetterlo cioè solo un pubblico ufficiale e l’incaricato di pubblico servizio), la frode nel processo civile è reato comune (tutti possono commetterlo).

Primo firmatario della proposta, ora diventata legge, è stato Paolo Bolognesi, deputato del Partito democratico e da molti anni presidente dell’Associazione familiari della strage di Bologna. “Un risultato che, come presidente dell’Associazione 2 agosto 1980, desidero dedicare a tutte le vittime di stragi e terrorismo, ai loro familiari, a ogni persona che ci ha sostenuto e agli eroi silenziosi della nostra storia che, come noi, hanno scelto sempre e con coraggio da che parte stare”. A congratularsi i presidenti di Senato e Camera Pietro Grasso e Laura Boldrini, insieme a Matteo Renzi e il Movimento 5 stelle, che ha votato la legge. “Ancora una volta abbiamo dimostrato che sulle buone leggi lavoriamo con spirito costruttivo, che agiamo nell’interesse dei cittadini e della democrazia”, hanno scritto in una nota i deputati M5s della Commissione giustizia. I parlamentari M5s fanno notare che avrebbero voluto il depistaggio come un reato per tutti e non solo per i pubblici ufficiali e che i tempi di prescrizione fossero molto più lunghi. “Comunque ci riteniamo soddisfatti”.