Quanti anni ha Renato Sanches? Il giovane portoghese, classe ’97 (ufficialmente), appena acquistato dal Bayern Monaco per oltre 35 milioni di euro, è una delle rivelazioni di Euro 2016. Con la Croazia è entrato e ha cambiato la partita, con la Polonia ha segnato il gol del fondamentale pareggio, ha trascinato il Portogallo fino alla semifinale. Un 18enne dalla maturità eccezionale. Forse anche troppo. Infatti c’è qualcuno che mette in dubbio la sua carta d’identità: secondo l’allenatore francese Guy Roux, Sanches avrebbe almeno 5-6 anni in più.

“Lui dice di avere 18 anni ma dovremmo guardare al suo passato. La sua data di nascita è stata dichiarata anni dopo, per questo non è corretta. Posso assicurare che ha 23 o 24 anni”, ha detto Roux, santone del calcio francese che in carriera ha allenato per 44 anni l’Auxerre. Il tecnico fa riferimento all’episodio della registrazione all’anagrafe del (giovane?) talento del Benfica: nato a Lisbona, ma di origine capoverdiane, iscritto nel registro civile della capitale del Portogallo solo quando aveva già cinque anni, per la separazione dei genitori. Secondo Roux, la vicenda avrebbe determinato una discrepanza fra l’età dichiarata e quella reale. Non sono le prime voci del genere: già i rivali dello Sporting Lisbona qualche tempo fa avevano insinuato che quel ragazzo così fisicamente e caratterialmente straripante (in questa stagione 24 presenze in campionato e tutta la Champions League da titolare) non potesse avere solo 18 anni.

Da Taribo West a Luciano/Eriberto: quando l’età è un optional
Adesso si aggiunge un altro parere illustre. Non uno qualsiasi, perché Roux ha grande esperienza in materia: è l’allenatore che ha lanciato Taribo West ai tempi dell’Auxerre. Il difensore che visse due volte: aveva 23 anni (dichiarati) quando arrivò all’Inter nel ’97, ma 40 nel 2002 secondo il presidente del Partizan di Belgrado; e 44 qualche anno dopo quando fu scartato dal Rijeka, squadra croata dove si era presentato sostenendo di averne solo 32. Il nigeriano è uno dei casi più celebri di giocatori che hanno mentito sull’età, o sulla cui carta d’identità ci sono sempre stati dubbi mai risolti. Tutti abbastanza simili fra loro: giocatori africani o comunque originari di piccoli paesini di altri continenti dove la registrazione alla nascita avviene spesso in maniera un po’ “elastica”. E che approfittano di questa confusione per togliersi qualche anno dalla carta d’identità e strappare contratti in Europa come giovani (ma non troppo) promesse.

Il più famoso di tutti è senz’altro Luciano, acquistato dall’Inter come Eriberto e squalificato per 6 mesi per aver falsificato la sua identità. Dopo West e Luciano, altri due nerazzurri sono stati protagonisti di vicende simili: “Oba-Oba” Martins, esploso con Cuper già nel 2002 a soli 18 anni, ma secondo quanto scritto dalla Federazione nigeriana nato nel 1978 e non nel 1984 (gaffe archiviata subito come una “svista”); o Victor Obinna, in possesso di due passaporti, uno del 1985 e uno dell’87. Più recentemente ha fatto discutere molto Joseph Minala, camerunense che segnava gol a raffica con la Primavera della Lazio, ma che all’epoca avrebbe confessato di avere 42 anni e non 17: il pettegolezzo fu smentito da giocatore e società, ma negli ultimi tre anni il centrocampista non è ancora riuscito ad affermarsi in Serie B né col Bari né col Latina. Del resto neppure sull’età del calciatore africano più forte di tutti i tempi, George Weah, non è mai stata fatta chiarezza: ufficialmente classe 1966, per altri del ’63. A quei tempi a Monrovia, la capitale della Liberia dove è nato, l’ufficio anagrafe non esisteva nemmeno. Renato Sanches, insomma, è solo l’ultimo di una lunga lista. Ma al Portogallo la sua vera età oggi interessa poco: l’importante è che sia decisivo anche contro il Galles. Diverso per il Bayern Monaco: per loro sì che aver sborsato 35 milioni di euro per il talento più promettente d’Europa, o per un calciatore già nel pieno della maturità, farebbe tutta la differenza del mondo.

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