Nei giorni scorsi è stato finalmente inaugurato il contestatissimo nuovo “Centro Congressi/Teatro Maggiore” di Verbania (Cem), città lacustre di circa 31mila abitanti, dotata di un considerevole contesto paesistico ambientale, il Lago Maggiore, oltre che di emergenze architettoniche significative.

Tante nella zona le dimore storiche, da quelle opulente dei Borromeo a quelle, a volte curiose, ville in stile eclettico con immensi parchi, agli alberghi meta della nascente borghesia industriale e di un turismo internazionale con ospiti quali Leopoldo II del Belgio, il maharaja di Burdevan del Bengala, i finanzieri americani Vanderbilt, Carnegie, Rockefeller, Morgan, e, nel passato, frequentati da Gabriele D’Annunzio ed Eleonora Duse, George Bernard Shaw, Rothschild, tutti appassionati delle sponde del Lago Maggiore favorito anche dalla strada del Sempione voluta da Napoleone.

Viceversa per il Centro eventi multifunzionale, pensato nel 2007 nella piazza Mercato, la cui collocazione, oltre alle dimensioni e ai costi, ha avuto vicissitudini e diatribe accese e ha riguardato varie amministrazioni di diverso colore politico, convinte nel voler lasciare un forte segno di “riconoscibilità”. Polemiche invece da parte della maggior parte dei cittadini, come sostiene Renato Brignone (Lista civica), da sempre contrario all’opera.

A prescindere dai costi lievitati e dai ritardi considerevoli, dovuti anche a un contenzioso tra imprese e progettista, il madrileno Arrojo, quest’opera si pone come l’ennesimo Centro Congressi del Verbano, luogo in cui quasi tutti gli hotels ne sono dotati, per non parlare del Palazzo di Stresa da 700 posti o la cosiddetta ex Fabbrica da 600.

Il lago Maggiore e l’intero bacino, decaduta la parziale vocazione industriale e non più fiorente quella della villeggiatura, hanno puntato, come molti centri turistici, a un inflazionato business congressuale; infatti, per evitare polemiche, si è pensato in corso d’opera di conferirgli anche una destinazione teatrale, senza però le previste caratteristiche e dotazioni.

Il valore aggiunto di questa e di molte aree simili che si propongono come maxi sedi convegnistiche è il paesaggio e l’architettura che nel tempo si è tipicizzata, ma l’ego ipertrofico di molti progettisti e politici li spinge a lasciare un segno significativo decontestualizzato.

In realtà la Provincia del Verbano-Cusio-Ossola in forte declino economico, avrebbe potuto valorizzare le architetture esistenti come l’ex Colonia Motta, l’Eden, Villa Poss: tutte strutture in inarrestabile degrado senza una benché minima previsione di recupero e riconversione; pur di non avviare un processo di recupero e rifunzionalizzazione si è optato per la costosa e deleteria prassi del “demolisci e costruisci ex novo”.

Anzi, dopo aver abbandonato l’ipotesi del sito di piazza Mercato, di male in peggio, si è edificato sulla confluenza di un torrente con il Lago Maggiore, quindi ad alto rischio di esondabilità, dopo aver demolito un’arena adibita a teatro costruita pochi anni prima per più di 2 milioni di euro, come a Sezze, comune in provincia di Latina.

Le demolizioni devono essere nel Dna dei verbanesi, se persino il Teatro ottocentesco di Intra fu raso al suolo negli anni ’60 creando una disarmonia nella piazza che aveva proprio in questo edificio il suo “centro compositivo”.

L’alibi di esigenze di spazio non regge perché i consistenti volumi del Cem (ora chiamato ‘Il Maggiore’), che si percepiscono dall’esterno, non corrispondono alla cubatura utile all’interno, inadeguata a detta dei fruitori per le varie attività ad esso connesso.

Infine la gara relativa alla gestione bar ristorante è andata ben due volte deserta, come ricorda il pentastellato Roberto Campana, contrario all’opera ma propenso ora, vista la gran cifra investita, a farlo funzionare al meglio.

Il tema della conservazione e tutela del Paesaggio a quasi 80 anni dalle Leggi di Tutela L. 1089/39 e L. 1497/39 e della “valorizzazione” del patrimonio esistente, quando questo termine aveva il giusto significato, non sembra ancora percepito come centrale nelle buone pratiche della politica, ma puro esercizio retorico e, per ironia della sorte, a Verbania esiste anche il Museo del Paesaggio.

La “tutela degli interessi diffusi”, come inteso dalle Associazioni ambientali, in primis Italia Nostra, individuata ai sensi delle vigenti disposizioni in materia di ambiente e danno ambientale” (articolo 144, comma primo, del Codice Urbani) dovrebbe essere il collettore per tutti gli intenti e gli obiettivi con il fine ultimo della conservazione della Bellezza.