Viale Mazzini, settimo piano. Nelle stanze dei bottoni si sta decidendo il futuro di Domenica In. La nuova Rai di Campo Dall’Orto è alla ricerca di un nome rivoluzionario, qualcuno di fresco che inneschi quel ringiovanimento del target che tanto sta a cuore ai dirigenti della Rai renziana. Le migliori menti della tv pubblica sono rinchiusi da ore tra nuvole di fumo, cravatte slacciate e litri di caffè.

– Che si fa?
– Chiamiamo Cattelan?
– Non lascerebbe mai Sky per Domenica In, e poi per quest’anno è già impegnato. Serve un altro nome.
– Potremmo lanciare qualche giovane interno. Non so, Federico Russo?
– No dai, Russo serve a Rai2, non possiamo rubarci i conduttori tra noi.
– Fermi tutti: ho un’idea geniale. Ho in mente UN GRANDE PROFESSIONISTA! 

La tensione si taglia con il coltello. I capoccia di viale Mazzini smettono persino di respirare in attesa che venga partorita l’idea geniale.

– PIPPO BAUDO! 

Standing ovation. Tripudio. Mortaretti. Lingue di Menelik in ogni dove. Trenino Megamix Brazil tipo veglione di Capodanno in provincia di Caserta.

Deve essere andata così, nella Rai giovane del governo giovane dell’Italia giovane. Sì, perché almeno a sentire i solitamente bene informati colleghi di TvBlog, la nuova Domenica In sarebbe stata proposta nientemeno che al Pippone nazionale. Forse non come conduttore, ma solo come direttore artistico o capoprogetto. Ma comunque sarebbe una Domenica In targata Baudo, in tutto e per tutto.

Ora, che Pippo Baudo sia “un grande professionista” è cosa nota. Da mezzo secolo ce lo ripetiamo di continuo, è una frase passepartout da giocare quando serve una verità universalmente riconosciuta e che non ci faccia passare per cretini. Ma davvero, nell’anno del Signore 2016, la nuovissima Rai di Campo Dall’Orto non ha nulla di più “contemporaneo” da proporre per un contenitore domenicale che ha un bisogno disperato di rinnovarsi e di offrire al telespettatore un’alternativa valida allo scempio dursiano?

Nessuno mette in dubbio le qualità di Baudo, per carità. Pippo Baudo ha fatto la storia della televisione, ha condotto alcuni tra i varietà più belli degli anni Ottanta, i suoi Fantastico resteranno nella storia, le sue Domenica In anche. Persino i suoi Sanremo, contestualizzati in quegli anni. Ma è il momento di fare largo ai più giovani, soprattutto se la Rai da settimane non fa altro che strombazzare in ogni dove un rinnovamento radicale anche dal punto di vista artistico, mandando i direttori di rete a evangelizzare il pubblico tipo Testimoni di Geova, snocciolando percentuali di innovazione dei prodotti mai viste prima.

E allora no, ci perdonerete se non ci accodiamo alle grida di giubilo per l’eventuale ritorno di Pippo Baudo. Forse è il momento di formare altri “grandi professionisti”, altrimenti tra vent’anni saremo ancora qui, a rimpiangere le strimpellate al pianoforte sulle note di Donna Rosa e gli stacchetti dell’orchestra diretta da Pippo Caruso. Forse aveva ragione Giorgio Bracardi, con la sua leggendaria “Se ci fosse Pippo Baudo a comandar”. Non ne siamo ancora usciti, purtroppo.