Bentornati a Ten Talking Points, l’unica rubrica che l’aveva detto, lo dice e lo dirà. Senza sbagliare mai: “Italia da quarti di finale”. Così scrissi e così fu. Non sbaglio mai, e se sbaglio non sono io a farlo ma la realtà così prosaica da non adeguarsi stupidamente a me. Altre considerazioni.

1. Conte è stato bravissimo a trarre il massimo da una squadra minima (portiere e difesa a parte). Aveva Sturaro, Parolo, Florenzi, Giaccherini, De Sciglio, Eder e Pellé per fronteggiare i campioni del mondo: c’è un limite anche ai miracoli.

2. Quel limite, però, stava per saltare ancora. C’è voluto addirittura il nono rigore. Tanti errori dal dischetto: tre per parte nella prima girandola da cinque, poi Darmian al quarto rigore a oltranza. Ha vinto la più forte, ma non ci sarebbe stato nulla di sacrilego se avesse vinto l’Italia. Anche questo è un grande merito di Conte: non si era forse mai vista una Nazionale che somigliasse così tanto, e in bene, al suo condottiero. Solo applausi.

3. Conte è stato bravissimo a imbrigliare la Germania, rendendola stitica e afasica per quasi tutto il match. Al tempo stesso, annullando gli avversari, l’Italia ha finito con l’annullare anche se stessa. Neanche un tiro in porta per 120 minuti e ai supplementari eravamo esangui: un po’ poco. E senza la follia di Boateng non avremmo segnato mai.

4. Ripensandoci, quella di Boateng non è stata una follia: stava girando il remake della pubblicità del Voltaren.

5. Conte quindi non ha sbagliato mai? Provo a rispondere alla vostra gentile domanda. Qualche errore, come tutti, anzi meno di tutti, lo ha fatto. Mettere Zaza senza fargli giocare neanche un secondo è stato un azzardo che non ha pagato. A Van Gaal riuscì due anni fa con l’Olanda, ma per un portiere è diverso (e l’avversario era il Costa Rica). Forse sarebbe bastato inserire Zaza cinque minuti prima. Anche Insigne è entrato troppo tardi, e non è la prima volta. Una follia e uno strazio, poi, tenere Eder in campo così tanto.

6. A proposito di Eder: Mancini lo ha davvero rigenerato. Anche a questi Europei è stato decisivo: sempre uno dei più anonimi. Non solo: l’unica volta che ha segnato ha fatto più danni che altro, perché ha condannato l’Italia al primo posto e a un tabellone tremendo. Daje.

7. Ci sono lacrime, nel calcio, destinate a rimanere. Quelle di Baresi a Pasadena 94. E adesso quelle di Buffon. Non solo uno dei più grandi portieri di ogni epoca, ma anche uno dei pochi ad avere carisma anche solo quando sbatte le sopracciglia. Fenomeno inaudito. E quella parata su Mario Gomez (anzi Chiellini) ha permesso che si arrivasse ai rigori: il 2-0 avrebbe chiuso tutto.

8. Si chiama contrappasso: accade, per esempio, quando una squadra che ha nell’umiltà il suo valore fondante decide di sboroneggiare. L’Italia, ai rigori, non ha perso solo perché da sempre ha un rapporto conflittuale nella roulette dal dischetto (5 sconfitte e tre vittorie dal 1990 a oggi, tra Mondiali ed Europei). Ha perso perché Zaza e Pellè hanno fatto gli splendidi quando non dovevano. Surreale, in particolare, Pellè: vederlo sfottere Neuer prima di tirare il rigore è stato un po’ come immaginare Frank Matano che fa “suka” davanti a Matthew McCounaghey. Vola basso, Graziano: sei Pellè, mica Van Basten.

9. Credevo di essere un po’ saccente. Poi ho sentito tre telecronache di fila di Zenga e mi sono preso a schiaffi per la mia insopportabile umiltà.

10. È il dubbio che attanaglia tutti. Cosa diavolo stava facendo Zaza prima di tirare il rigore? Avete tre opzioni. A) Cercava di ingraziarsi Ganesha, il dio elefante presso la religione induista, tramite un complesso rito apotropaico insegnatogli da Nardella. B) Ballava ossessivamente l’ultima hit di Alvaro Soler. C) Tentava di riscaldarsi il prepuzio con saltelli ripetuti, per portarlo a massima temperatura e aiutare così facendo la traiettoria del rigore. Inviate la vostra risposta a renziregna@stocazzo.it.
Buona Islanda a tutti, e che la bellezza struggente di Eyjafjallajökull vi illumini il cammino.