Napoli Teatro Festival: orgasmo di musicalità. Aspettando la Grande Vagina di Kapoor per il Metrò
Bashar Assad li ha messi sulla lista nera. Sono scappati dalla Siria che è diventava la polveriera del Medio Oriente. Sono Amal, Mohammed, Nanda e Mouiad: tutti diplomati all’Accademia dell’Arte drammatica di Damasco, fra le migliori scuole di recitazione del mondo arabo. Per loro la censura delle idee equivale alla morte dello spirito. Per la prima volta in Italia, ospiti del Napoli Teatro Festival, con il loro spettacolo di denuncia Mentre aspettavo. Che è un cazzotto nello stomaco. A più riprese. Suggestiva la lingua araba con sottotitoli in sovrimpressione. Lo stato comatoso del protagonista, dopo che è stato brutalmente picchiato dalla polizia segreta, diventa la metafora del paese: né vivo, né morto, ma in una zona grigia di speranza e disperazione. Fino ad adesso 10 milioni di siriani, sui 27 della popolazione totale, hanno lasciato il Pease con lo status di rifugiati politici. Dopo Napoli, la compagnia siriana porta il loro grido di dolore al Festival d’Avignone, la madre di tutti i festival teatrali.

Avete mai visto ballare le dita di una mano? E non staccare gli occhi per un’ora e mezzo, con lo stesso coinvolgimento come se volteggiassero in aria i glutei marmorei di Roberto Bolle? Le dita danzanti sono l’essenza di Kiss & Cry, che dopo una tournée mondiale approda al Napoli Teatro Festival. Una telecamera riproduce su grande schermo il loro piccolo mondo fatto di piccoli gesti che schizzano sensualità. E così due dita (in realtà diventano quattro, perché gli artisti di nazionalità belga sono Michèle Anne de Mey e Jaco Van Dormael) si cercano, si intrecciano, si stringono e si avvinghiano in un orgasmo di musicalità. E poi si lasciano, ognuno per la sua strada, proprio come due amanti che hanno esaurito la loro carica passionale.

“Come Spinoza lucidava una lente per vedere meglio il mondo, così oggi le nuove tecnologie ci permettono di catturare ogni breve momento e di osservare ogni piccolo dettaglio”. Così parlò Shiro Takani, uno dei più visionari registi del panorama mondiale, che fa “allagare” il palcoscenico del Teatro Politeama. E, su un tappetto d’acqua, gli artisti performano una singolare splash dance.

Si cambia decisamente scenario. A Villa Tuffarelli, la regina della Ville vesuviane, fra stucchi e giochi di luce al laser proiettati sulla facciata seicentesca, l’energico e filantropico Sergio Cappelli con un mucchietto di belle damine raccoglie fondi per l’Airc (l’Associazione italiana ricerca cancro) e accoglie gli amici. Che si scatenano nelle vecchie scuderie a ritmo di deejay.

Toh, chi si rivede. Ritorna pure Anish Kapoor, nella galleria Casamadre, a cura di Eduardo Cicelyn. Anish ha un rapporto stretto stretto con la città tanto che la giunta precedente gli commissionò due grandi sculture visceralmente attraenti che saranno il leit motiv dell’ingresso della stazione della metropolitana di Monte Sant’Angelo. Aspettando che quella a forma di grande vagina di colore rosso intenso (le ultime rate dell’opera vanno ancora pagate) si materializzi all’ingresso del metrò, Anish è stato accolto sul doppio e spettacolare terrazzo della lady di ferro, Antonietta Sannino, ex amministratore unico di Metronapoli e attualmente ad di CitySighSeeing. Sospeso tra i torrioni del Maschio Angioino, se il sindaco de Magistris si affacciasse da Palazzo San Giacomo, sede del municipio, si potrebbero dare la mano. Come sottofondo gli stridi dei gabbiani che insegnano a volare alle gabbianelle.
@januariapiromal