Erano scomparsi nel nulla il 3 agosto del 2007. Da allora di Antonio e Stefano Maiorana, il padre e il figlio praticamente evaporati dopo essere stati avvistati l’ultima volta in un cantiere di Isola della Femmine, in provincia di Palermo, non si era avuta più alcuna notizia. Un vero e proprio caso, che arriva una svolta a nove anni di distanza dalla scomparsa.  La procura di Palermo, infatti, ha notificato due avvisi di garanzia, con l’accusa di omicidio, al noto costruttore palermitano Francesco Paolo Alamia e all’imprenditore Giuseppe Di Maggio.

L’inchiesta, condotta dal nucleo operativo dei carabinieri e coordinata dai pm Roberto Tartaglia e Francesco Del Bene, riaccende quindi i riflettori su Alamia, costruttore vicino all’ex sindaco mafioso di Palermo Vito Ciancimino, ex assessore della sua giunta comunale, sfiorato dalle indagini di mafia su Marcello Dell’Utri e Filippo Alberto Rapisarda, mai arrestato e ancora operativo a 82 anni: solo pochi giorni fa gli sono stati sequestrati beni per 22 milioni di euro.

Ma come arrivano i pm Tartaglia e Del Bene ad indagare su Alamia? Gli inquirenti hanno scoperto che l’anziano costruttore aveva ceduto le quote della ditta di costruzioni Calliope srl, di cui era socio con Maiorana, all’imprenditore Dario Lopez. Da questi le quote passarono alla compagna di Antonio Maiorana, Karina Andrè. Perché avvenne quella cessione? Gli investigatori ipotizzano che Alamia sarebbe stato vittima di un ricatto. E a questo punto che entra in scena Di Maggio,  già arrestato per mafia, è figlio di Lorenzo Di Maggio, condannato per associazione mafiosa e cognato del boss Salvatore Lo Piccolo. L’uomo, proprietario di una ditta attiva nel movimento terra, è stato localizzato nella zona del cantiere di Isola delle Femmine dove furono avvistati i due Maiorana il giorno della loro scomparsa: si allontanarono dal cantiere dicendo agli operai che sarebbero andati a fare un sopralluogo nelle vicinanza per vedere un terreno. Doveva essere un sopralluogo veloce, tanto che i due lasciarono in cantiere gli effetti personali: e invece non fecero più ritorno.

È a quel punto che il boss Lo Piccolo incarica alcuni suoi uomini di capire che fine avessero fatto i due costruttori, scomparsi nel suo territorio. L’indagine interna a Cosa nostra, però, non portò a nulla, perché sarebbe stata “bloccata”, visto il coinvolgimento di Di Maggio: questa, almeno, è una delle piste battute dagli inquirenti.

Fino ad oggi i corpi dei due Maiorana non sono mai stati trovati, mentre la loro auto, una Smart, venne localizzata nel parcheggio dell’aeroporto di Punta Raisi: dalle indagini, però, è emerso che due non avevano prenotato alcun volo. È per questo motivo che gli inquirenti sospettano che a lasciare l’automobile al parcheggio dell’aeroporto siano stati gli stessi assassini dei Maiorana.  Nei mesi scorsi invece, una scarpa e un sacco sporco di tracce rosse sono state ritrovate in un pozzo nella zona di Villagrazia, sepolti da metri di materiale edile : gli oggetti sono stati consegnati al Ris dei carabinieri per gli esami, dato che si sospetta siano appartenuti agli stessi Maiorana.