Chiariamo subito per i non addetti alla materia, con il termine “caregiver” ci si riferisce a chi, in modo volontario e gratuito, si occupa in maniera continuativa di un familiare non autosufficiente. Ammetto che il termine anglosassone non rende ragione del fatto che prendersi cura (qualcuno ricorda I care di don Lorenzo Milani?) di un familiare è innanzitutto una scelta d’amore che lo Stato dovrebbe sostenere e valorizzare.

Per una più efficace comprensione dell’impegno è utile ricorrere agli studi del Nobel per la Medicina nel 2009 Elisabeth Blackburn che ha dimostrato che i caregiver familiari presentano aspettative di vita inferiori fino a 17 anni rispetto alla media della popolazione. Se fossi capace di trasferire in scrittura le angosce, le lacrime, i racconti di notti insonni e di paure incontrollabili riuscirei senza dubbio a raccontare la vita di un caregiver.

Potrei ricordare la storia di tanti bambini, giovani e adulti disabili che hanno solo nei familiari la possibilità di rimanere attaccati ad una vita dignitosa. Sapere che in Senato si discute intorno a due disegni di legge del tema, lo ammetto, mi conforta e mi spinge ad approfondire la questione. E’ troppo facile riconoscere una grande differenza nei ddl in discussione che schematicamente riporto:

Ddl 2128 sen. Laura Bignami (gruppo misto, Movimento X):
1) tutela previdenziale attraverso il riconoscimento di contributi a carico dello Stato volti ad equiparare il tempo di assistenza e cura a quello del lavoro domestico. Si prevede inoltre la possibilità di sommare gli stessi per consentire il pensionamento al raggiungimento di 30 anni di contributi versati;
2) tutela per malattie come per le malattie professionali;
3) tutela assicurativa a carico dello Stato durante i periodi di malattia o infermità del caregiver;
4) tutela del reddito equipara i caregiver ai titolari della legge 68/99 per lo svolgimento anche del lavoro in modalità del telelavoro.

Ddl 2266 sen. Ignazio Angioni (Pd):
1) sostegno economico attraverso accordi con le assicurazioni per premi agevolati alle polizze stipulate dal caregiver;
2) detraibilità dal reddito fino a 1000 euro annui delle spese sostenute dal caregiver;
3) azione di sensibilizzazione con istituzione della giornata nazionale del caregiver familiare prevista l’ultimo sabato del mese di maggio;
4) copertura finanziaria di 15 milioni annui per gli anni 2016-17-18.

Sarebbe troppo facile rilevare che la proposta di legge sostenuta dalla senatrice Laura Bignami, e sostenuta da 88 firmatari di diversi gruppi parlamentari, rappresenta l’unica proposta seria. Sarebbe persino scontato rilevare che nella proposta avanzata dal senatore Angioni i caregiver non avrebbero praticamente alcun giovamento (le assicurazioni sì) e che i 15 milioni di euro rappresentano un insulto assimilabile a quello della regina di Francia, Maria Antonietta, che al popolo che chiedeva pane perché affamato rispondeva altezzosa: che mangino brioche! Purtroppo il tema è terribilmente serio e riguarda vita la distrutta, spesso lacerata di milioni di famiglie, alle quali le brioche non servono ma tutele chiare sì. Quelle che non esistono nella proposta del Pd. Coraggio, vada avanti senatrice Bignami!