E’ ufficiale: a partire dal primo luglio le persone transgender potranno entrare nelle forze armate degli Stati Uniti. A dare l’annuncio istituzionale della misura, comunicata la settimana scorsa, è stato il ministro della Difesa Ash Carter durante una conferenza stampa al Pentagono: “Le politiche del Dipartimento della Difesa – ha assicurato Carter – cambieranno nei prossimi 12 mesi, a partire da questa storica decisione di rimuovere la regola secondo cui le persone transgender potevano vedersi negato l’arruolamento ed essere discriminate per il loro orientamento sessuale”. Fino a questo momento, infatti, i trans americani, se dichiarati, non potevano di fatto diventare soldati.

Già l’anno scorso il ministro della Difesa aveva manifestato la propria intenzione di abolire il divieto di arruolamento ai trans: per stabilire quali fossero le problematiche da risolvere aveva nominato una commissione, la stessa che ha portato alla decisione di settimana scorsa. Ora, a partire dal primo luglio, le forze armate avranno a disposizione 45 giorni per adeguarsi.

Pur non essendoci statistiche ufficiali, Carter ha citato una stima del think tank Rand secondo cui sarebbero circa 2.450 i militari transgender su un totale di 1 milione e 300mila in servizio. Persone che finora dovevano tenere nascosto il proprio orientamento sessuale, ma che ora potranno servire “il miglior esercito al mondo”, ha detto ancora Carter. “Credo – ha aggiunto – che possiamo essere orgogliosi oggi di ciò che questo significherà per i nostri militari perché è la cosa giusta da fare, ed è un altro passo per garantire che vengano reclutate e trattenute le persone più qualificate”. “Il nostro compito – ha detto Carter – è di difendere il Paese, non possiamo impedire il reclutamento di persone che possono portare a compimento tale missione”.

Un traguardo per la comunità Lgbt che, tuttavia, ha causato qualche preoccupazione tra i vertici militari. “Occorre più tempo”, dicono: secondo loro, infatti, il Pentagono sta correndo troppo e ci sono ancora questioni da risolvere prima che la nuova misura possa entrare in vigore a tutti gli effetti. Gli stessi vertici hanno quindi chiesto un incontro con il capo del Pentagono proprio per discutere delle problematiche che potrebbero sorgere, tra cui quella di disturbi di identità.