Ormai in tv ci si sposa al buio, ci si corteggia nudi, si sopportano corna e umiliazioni. Chissà perché, chissà se è solo un modo diverso di tentare la scalata al successo o il disperato tentativo di relazionarsi agli altri in un periodo che forse non è il massimo da questo punto di vista. Fatto sta che dating show e derivati vanno via come il pane.

L’ultimo arrivato è targato FoxLife (canale del bouquet satellitare di Sky) e si chiama Parla con lei. A condurlo è stata chiamata Andrea Delogu, la prezzemolina della stagione televisiva che si sta concludendo. Nel programma, prima versione assoluta di un format israeliano, una donna single, comodamente seduta sul divano assieme alla Delogu, osserva la vita dei tre “corteggiatori” in soggettiva grazie a una sorta di GoPro attaccata al petto. Seguirà una giornata intera, interagirà con loro ma non vedrà il viso fino a scelta avvenuta. Un format che funziona e che è stato realizzato con stile e linguaggio molto contemporanei e ritmati, come tv di oggi impone.

Andrea Delogu è adatta alla sfida, visto che è dotata di una naturalezza innata; è scialla, direbbero gli adolescenti romani, e questa caratteristica è fondamentale per rendere leggera la fruizione del programma. E poi è stilosa assai, con una attenzione ai dettagli che la rendono un personaggio molto mediatico (e molto social). Nell’anno televisivo che si sta concludendo, la Delogu ha fatto un sacco di cose, forse anche troppe, ma evidentemente non vedeva l’ora di incassare i risultati di una lunga gavetta. Non ha selezionato come forse avrebbe dovuto, ma serviva per imporsi come personaggio pubblico. Ora che l’abbiamo vista davvero ovunque (dalla pubblicità ai programmi sportivi, dalla radio a Sanremo Giovani, dai programmi cult di Marco Giusti ai dating show), la conosciamo e la apprezziamo, e dunque speriamo sinceramente che inizi a selezionare i progetti che le vengono offerti.

Parla con lei, ad esempio, è adattissimo alle sue caratteristiche. Il programma valorizza lei, lei valorizza il programma. Incontro felice in un progetto che, a quanto pare, è arrivato quasi per caso, in corsa, ed è stato realizzato a tempo di record. E il risultato più che apprezzabile: non c’è il trash tipico di alcuni format simili, non c’è una conduzione eccessiva, non c’è morbosità. È un bel programma che può far molto bene anche alla carriera in ascesa di Andrea Delogu. Se nella prossima stagione saprà resistere, come pare, alle sirene del presenzialismo televisivo, il futuro può essere assai luminoso. Le premesse ci sono tutte.