Dopo l’incontro politico con Donald Trump sbugiardato dallo stesso tycoon a stelle e strisce, Salvini ci ricasca e si supera con un nuovo epic fail. Se la faccenda non fosse animata dal solito logoro populismo, verrebbe persino da ridere. Ma andiamo con ordine. Il 28 giugno il segretario del Carroccio ha rilanciato sui social network un articolo del quotidiano online Il Populista che prendeva di mira un gruppo di “clandestini” colpevoli di essere in “vacanza alle terme” mentre “molti lavoratori faticavano sotto al sole o dentro un capannone”.

Il fatto è presto raccontato. Un gruppo di profughi nigeriani ospitato all’Hotel Stella di Bormio ha trascorso alcune ore nelle famose terme della località turistica valtellinese. Uno di loro – Wesley – ha avuto l’ardire di postare alcune foto della gita su Facebook, ringraziando Dio per quella che ha descritto come “la più bella giornata da quando sono in Europa”.

Apriti cielo. Il misfatto non è sfuggito all’occhio attento de Il Populista (istintivo, audace, fuori controllo) che ha immediatamente cercato di fare luce sulla disdicevole vicenda (del resto, da quando in qua i profughi vanno alle terme?). Messa in moto la macchina del fango è toccato al condirettore Matteo Salvini premere sull’acceleratore, senza troppo curarsi di chi o cosa avrebbe travolto.

post salviniSu Facebook il segretario leghista scrive: “Dopo le lezioni di sci invernali adesso i ‘profughi’ arrivano alle terme, tutto regolare” e rilancia il pezzo, intriso di razzismo strisciante: “Come dimostrano le foto – si legge sul Populista – ieri i richiedenti asilo erano a mollo nell’acqua termale, e si scattavano foto e selfie con i loro smartphone a bordo piscina, sdraiati sul lettino a prendere il sole o all’interno della struttura indossando un asciugamano bianco. Turisti alla faccia nostra, che in questo modo fanno sapere agli amici rimasti nei paesi d’origine che partendo per l’Italia si ottiene un trattamento da nababbi, quindi avanti che c’è posto (anche alle terme)!”.

La campagna del giornale di stretta fede salviniana continua rimarcando quanto sia ingiusto permettere che ad un gruppo di “clandestini” venga permesso di comportarsi da turisti, ironizzando anche sui risvolti sociali della gita. Il Populista va oltre. Intervista il direttore delle terme per scoprire chi abbia pagato l’ingresso ai richiedenti asilo. La risposta non c’è. I ragazzi nigeriani sono entrati da paganti. Così, con il supporto dei giovani Padani valtellinesi, Il Populista avanza il dubbio che l’ingresso sia stato comprato con i voucher sociali che i richiedenti asilo percepiscono in cambio di piccoli lavori, una pratica molto contesta dai leghisti.

A metterci una pezza ci pensa fortunatamente debunking.it che pone l’accento su un dettaglio sfuggito a Il Populista. Primo, Wesley non è affatto un “clandestino”, ma un richiedente asilo nigeriano che ha appena ottenuto una protezione internazionale di due anni. Secondo, lui e i suoi amici non sono entrati alle terme a sbafo dei contribuenti né usando voucher solidali, hanno vinto gli ingressi alle terme piazzandosi al terzo posto in un concorso per la realizzazione premiazione presepidi presepi indetto dal museo civico di Bormio lo scorso dicembre, fatto di cui si trovano ampi riscontri (con tanto di foto) sui giornali locali valtellinesi.

Una figuraccia che si aggiunge alla ricca collezione del leghista, che ha raggiunto punte davvero esilaranti. Come lo scorso 10 aprile, quando ha frainteso le parole pronunciate dal Capo dello Stato al Vinitaly. Mattarella, elogiando l’export del vino nostrano, ha parlato di “superamento delle frontiere”, ma il segretario del Carroccio si è convinto che il suo messaggio fosse di apertura ai migranti, apostrofandolo come “complice e venduto”.

Dalla Lega, però, parte la levata di scudi. Secondo lo staff del segretario del Carroccio quella del premio vinto per il presepe sarebbe una storia creata ad arte per coprire una magagna: “Avranno anche vinto il terzo premio al concorso dei presepi, ma a noi risulta che il primo classificato si sia portato a casa un libricino. Non vediamo perché il terzo posto ad un concorso debba avere un premio dal valore maggiore”.