Di questi tempi funesti, per dirla con i protagonisti della storia che vi stiamo per raccontare, avere in circolazione una canzone che possa dar adito a qualche polemica è già tanta roba (altra citazione, ca va sans dire). Perché ultimamente, diciamolo, il mondo della musica leggera italiana sta boccheggiando, sfinito dal piattume musicale delle produzioni e anche dalla monotonia vocale delle decine di interpreti che intasano un mercato già ridotto ai minimi termini.

Succede questo: due pesi massimi della scena rap italiana, che è un po’ come dire due nani piuttosto alti, si mettono insieme e pubblicano un disco. Cosa che potrebbe non destare troppa curiosità, visto che entrambi provengono dal medesimo gruppo d’azione, ma che in realtà desta curiosità perché questa collaborazione è per entrambi un ultimo treno, non essendo gli ultimi loro album andati esattamente come si pensava. I nomi in questione sono quelli di Marracash e di Guè Pequeno, entrambi nella Dogo Gang, due penne molto capaci e molto affilate, due personaggi cool, capaci di smuovere non solo entusiasmi musicali ma anche ormoni. Insomma, sulla carta una mossa azzeccata. Titolo dell’opera Santeria, album con un botto di produttori, compresi nomi assai interessanti (come Charlie Charles, da tenere assolutamente d’occhio) e nessun featuring, anche questa faccenda inconsueta nel panorama rap italiano e non.

Dentro Santeria che, lo diciamo subito, ci appare una bella occasione mancata, ci sono canzoni belle, ben fatte, con ottime rime, alcune anche azzardate ma portate a casa con successo. Non ci sono picchi verso l’alto, di quelli che ti sorprendono e ti fanno battere il palmo della mano sulla fronte. Non ci sono, per intenderci, canzoni capaci di rivaleggiare con le migliori canzoni del Marracash solista o con quelle che Guè ha tirato fuori con la sua crew in passato. Insomma, un buon lavoro portato a casa ma senza lode, ed è un peccato.

Comunque, dentro Santeria c’è una canzone che, questa sì, ci ha fatto fare un salto sulla sedia. Non perché sia un capolavoro, anche se ha un buon tiro e potrebbe funzionare assai bene in radio (potrebbe, se non verrà prima ritirata dal mercato a causa di qualche querela, chissà), ma perché al suo interno c’è una sfilza di nomi che non passa certo inosservata. Il titolo della canzone è Cantante Italiana, e per una volta crediamo non ci sia bisogno di una didascalia per spiegare di chi e di cosa questo brano parla. Nel brano, in cui (come in tutto l’album) Guè Pequeno e Marracash si passano il microfono: i due rapper milanesi mettono una a fianco all’altra buona parte delle cantanti di casa nostra, parlando della loro arte ma anche del loro aspetto fisico, del loro personaggio e non solo. Si lasciano andare a considerazioni piuttosto personali, spesso finendo nell’orticello dello sfottò, come da tradizione rap.

Se proprio nelle scorse ore ha fatto abbastanza parlare la notizia che Fabri Fibra sarà costretto a pagare ventimila euro a Valerio Scanu per quanto da lui scritto e rappato nel brano A me di te, contenuto nell’album Guerra e Pace del 2013 e con un testo che ci andava giù davvero pesante nei confronti del cantante sardo, descritto come gay e oggetto di rime piuttosto volgari a sfondo sessuale, figuriamoci quanto si parlerà di questa canzone in cui, seppur con toni decisamente più ironici e meno volgari, si nominano allegramente Emma, Malika Ayane, Baby K, Bianca Atzei, Dolcenera, Chiara Galiazzo, Anna Oxa, Laura Pausini, Alessandra Amoroso, Noemi, Anna Tatangelo e Giusy Ferreri. La scusa per affrontare di petto praticamente buona parte delle cantanti pop italiane è contenuta nell’incipit, in cui i due sfottono questa nuova moda di fare canzoni con featuring di voci femminili, alla Gemelli DiVersi.

La prima a essere presa di mira è Emma, su cui i due si lasciano andare a pensieri lascivi, anche se il suo continuo parlare di amori andati a male non è certo un optional gradevole. Malika andrebbe bene per un feat, sicuramente gradito dalla critica, dicono i rapper, ma per il resto niente, zero assoluto. Baby K viene toccata piano, per lei il problema è che non sa rappare, mentre Bianca Atzei, la prezzemolina di casa Rtl 102.5, andrebbe bene per una cosa a tre, ma non musicale, si suppone. Idem per Dolcenera, considerata un “gran bel pezzo”, con cui però non fare un pezzo. Tutto il contrario di Chiara, zero sex appeal e zero appeal anche sul piano musicale, piuttosto meglio una milf come Anna Oxa, sostengono Guè e Marracash, a rischio di scatenare le ire della cantante pugliese.

Laura Pausini mette d’accordo tutti, una “mozzarellona quasi materna”, detta con stile da caserma timbrato Barona, una che fa sangue e farebbe anche una hit, dicono. La Amoroso, invece, richiama solo pensieri aulici, quasi petrarcheschi. Noemi viene bollata come una a cui non far suonare neanche un fischietto, mentre la Tatangelo ispira pensieri lussuriosi, degni di una fuga dal balcone in stile Lando Buzzanca, con Gigi alle costole. La Ferreri viene tirata in ballo per il finto sex tape che la riguardava, messo in giro dal suo ex, sex tape circolato a lungo in rete e tra gli addetti ai lavori.

Insomma, una canzone scherzosa, prodotta con mestiere da Deleterio, che butta sul piatto un po’ di nomi e che, ci scommettiamo, potrebbe scatenare qualche polemica. Niente di clamoroso, perché la natura ironica del pezzo è chiara e perché in fondo, anche se la conclusione è che in Italia non ci sia nessuna cantante degna di nota, il finale è quantomeno generoso nei confronti dei nomi citati, quando i due dicono che, a microfono spento, non son poi così male. Un po’ una cosa stile tarallucci e vino, come del resto è tutto questo lavoro: bello, sì, ma niente per cui spellarsi le mani. Magari a arrabbiarsi sarà chi non viene citata nel testo di Cantante italiana, che so, Elisa? Carmen Consoli? Syria?  Perché si sa, bene o male, purché se ne parli (o se ne rappi).