Una squadra di nove assessori, con molte donne, parecchie riconferme, ma anche diversi volti provenienti dalla società civile ed estranei ai partiti. A dieci giorni dal ballottaggio, il sindaco Pd di Bologna, Virginio Merola, ha presentato la nuova giunta che lo affiancherà nei prossimi cinque anni. Un gruppo che, a sorpresa, poco rispecchia le divisioni interne al Pd, ma dimostra invece uno spostamento a sinistra e un’attenzione particolare verso alcuni temi, come quello delle periferie, dell’emergenza abitativa e dei diritti lgbt, questi ultimi inseriti in una delega specifica.

E non è un caso, perché proprio dalle periferie Merola era ripartito nella campagna elettorale per il secondo turno, con un minitour tra i quartieri più marginali. Aveva fatto mea culpa, ammettendo di averle trascurate nella precedente amministrazione. Mentre con la comunità lgbt c’era uno strappo da ricucire, quello consumato nell’inverno scorso dopo lo sgombero dello storico centro sociale Atlantide. Resta a bocca asciutta invece chi nel Pd si aspettava una serie di pesi e contrappesi, di nomine fatte per accontentare correnti e vari gruppi di potere. Del resto Merola aveva promesso, nei giorni successivi al voto, di tenersi fuori dagli equilibrismi politici.

Un’autonomia e una forza derivate anche dal fatto che, nella disfatta delle amministrative, Merola è stato colui che ha regalato il risultato elettorale migliore al Pd, unico insieme al milanese Giuseppe Sala ad aver conquistato (nel suo caso riconquistato) un capoluogo di provincia. Va ricordato anche che il sindaco di Bologna è stato il candidato meno renziano di tutti, sia prima, sia dopo il voto. Se in campagna elettorale aveva assicurato di poter fare a meno di una visita dei Renzi, appena rieletto aveva invitato il premier e segretario a “tornare a occuparsi del suo partito”. Parole dure, simili a quelle che poi avrebbe usato Bersani nelle ore successive.

“È una nuova giunta di strada – ha commentato Merola – fatta di 5 donne e 4 uomini, persone competenti e appassionate, per ricostruire un rapporto di fiducia con la città. Bologna ha bisogno di essere ascoltata e con queste scelte ho voluto raccogliere i segnali che sono venuti dalla città”. I tasselli dunque sono tutti al loro posto. Anche quelli più delicati, come quello della Mobilità, che per il momento rimane in mano al sindaco, insieme ai Rapporti con l’università e alla Comunicazione. Niente da fare quindi per Andrea Colombo, assessore con delega al traffico nella precedente giunta, di sicuro uno dei più discussi, ma anche colui che lascia in eredità la rivoluzione pedonale dei Tdays in centro. Al suo posto, nei giorni scorsi, era circolato il nome di Irene Priolo, sindaco di Calderara, già assessore della città metropolitana, nonché moglie del deputato Pd Andrea De Maria. Ma poi l’ipotesi è tramontata per problemi di compatibilità di ruoli.

Riconfermati invece Marilena Pillati, assessore alla Scuola, scelta da Merola anche come vicesindaco, e Matteo Lepore, uno dei nomi più quotati, al quale vanno la delega all’Economia, alle Relazioni internazionali, allo Sport, e all’Immaginazione civica. Resta assessore alla Sanità il renziano Luca Rizzo Nervo, che si occuperà anche di Welfare, mentre a Davide Conte, area Prodi ed ex assessore alla Cultura, va la delega al Bilancio. Fa il bis anche Riccardo Malagoli, ex Rifondazione comunista, poi Sel, che gestirà sicurezza, lotta al degrado, polizia municipale e lavori pubblici.Tra le new entry in quota Pd c’è Virginia Gieri, ex Margherita, oggi renzianissima, nominata assessore alla Casa e all’Emergenza abitativa.

Restano altre tre donne, tutte personalità indipendenti, provenienti dalla società civile. Assessore alla Cultura sarà Bruna Gambarelli: classe 1964, è laureata al Dams di Bologna, e con l’associazione Laminarie, di cui è stata fondatrice, ha gestito lo spazio “Dom la cupola del Pilastro”, laboratorio di teatro nella periferia della città. All’Urbanistica va invece Valentina Orioli, architetto e docente dell’Università di Bologna. Susanna Zaccaria, ex presidente della Casa delle donne contro la violenza, è stata nominata assessore alle Pari opportunità, alle differenze di genere, ai diritti Lgbt e al contrasto alle discriminazioni. Sia Zaccaria, sia Gambarelli hanno precisato di essersi dimesse dai rispettivi incarichi direttivi, per non avere conflitti d’interesse.