Trovo abbastanza inutili i libri scritti dai politici. Sono libri per lo più compilati da ghost writer; servono per guadagnare un passaggio televisivo in più oltre che qualche dindino da allocare nel portafogli personale (come se non bastassero quelli che già gli giriamo come contribuenti). Quasi mai hanno fortuna editoriale propria, a meno che non costringano le sezioni dei partiti o le biblioteche dei comuni da loro amministrati a comprarne delle copie.

libro-tremontiSugli scaffali delle librerie debutta l’ultima fatica (si fa per dire: 120 pagine con corpo a prova di mister Magoo) di Giulio Tremonti, Mundus Furiosus; titolo in latino per mettere subito in chiaro che lui sa. Che lui è colto. Che LUI E’.

I libri di gente come Tremonti fanno capire perché in Italia le cose sono destinate a non cambiare mai: chi dovrebbe fare e ha le leve del “fare”, predica e basta. Mundus Furiosus è caratterizzato da due chiavi di lettura: una descrittiva delle tragedie in corso, l’altra del “io ve l’avevo detto”. Non c’è bisogno di spiegare il profilo del Julius Eloquens, il ruolo che egli ha avuto nella Seconda repubblica e del carico di potere sintetizzato nel superministero da lui ricoperto a varie tappe. Lo diamo per accertato. Per questo domandiamo: caro Tremonti, a che serve l’ennesimo pistolotto analitico (di per sé valido…) quando poi non lei non è stato capace di arginare i mali in agguato? A che serve un saggio ex post quando i guai ormai si sono trasformati in macerie? Questo libro – come i precedenti – sono la schedina vincente compilata il lunedì.

Negli anni di governo Tremonti ha sacrificato le analisi con la politica di palazzo, con la propaganda e con il suo sciagurato egocentrismo. Insomma, una concentrazione di errori che basterebbe per lasciare lì sugli scaffali delle librerie l’inutile libro.

Nelle sue comparsate pubblicitarie in tv, Tremonti – anche quando è incalzato – gigioneggia tra battute, pezzi di storia piegati alla tesi e grandi quantità di autocitazioni. Così che quando lo spot è finito hai l’idea di un grillo parlante in servizio permanente. Sconfitto dal suo stesso passato di superministro. Già perché l’autore è lo stesso che, per esempio, creò Equitalia, che definì il pareggio di bilancio ‘la regola aurea’, che si mise tal Milanese nella stanza accanto al suo ministero, già presidiato dall’amico Calderoli, e altro ancora.

Uno normale si sarebbe accontentato di restare in Parlamento, lui no. E scrive supercazzole con la erre moscia. Per darsi un tono…