In principio era tutto un Badoo, l’ante-facebook da rimorchio che ecumenicamente riuniva minorenni, esibizionisti, fake, amanti del fai-da-te, ma soprattutto forniva carne fresca al cosiddetto “Walking Pussy Dead”. Sì, lo chiamiamo così, perché con questa moda degli anglicismi da startup denominarlo morto-di-figa pareva brutto. È successo che i “Walking Pussy Dead” (che da qui per comodità chiameremo WPD) nel frattempo sono cresciuti, magari hanno preso pure una laurea in economia aziendale mentre chattavano, oppure sono diventati CEO di una pescheria, hanno rimosso dall’hard disk tutte le foto con camicia aperta e bavero alzato, e si sono trasferiti in massa sul social meno votato al cazzeggio: LinkedIn. Voi penserete che siano lì per creare connessioni utili al loro impiego. Nossignore, il WPD ha semplicemente esportato sul social network dei professionisti il suo core business: una voglia smodata d’incontri occasionali. Una transumanza intergenerazionale cafona ha colpito, così, uno dei santuari dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro.

Sarà che Microsoft ha acquistato da poco LinkedIn per la bellezza di 26,2 miliardi di dollari, e sarà che il WPD associa la parola Microsoft ai fasti glitterati di MSN Messenger, ma per il mai sopito cacciatore di gonne il social dedicato al mondo del lavoro è diventato una savana dalle immense possibilità, un’unica piattaforma per unire il business con il piacere della scorreria galante (o ignorante), senza dover fare troppi switch tra un social e l’altro. E già, perché su Facebook, su Instagram o su Twitter il nostro morto di figa ambulante non potrà mai mettere in bella vista le sue skills, i suoi job titles, tutti i suoi tornei di scopone o di Call of Duty vinti in gioventù. Su Linkedin, al contrario, potrà far valere le sue doti di maschio alfa, di personal branding d’acchiappo, di profondo ed instancabile estimatore delle risorse umane, quelle femminili.

I case histories del WPD in azione su LinkedIn ormai si sprecano: dai messaggi sessualmente espliciti ricevuti dalla pubblicista Jessica Hatcher, riportati da “Forbes” nel 2013, al più recente episodio di Charlotte Proudman, avvocato 27enne vittima degli apprezzamenti non graditi di un collega di trent’anni più grande, immediatamente sputtanato via Twitter e a mezzo stampa. Il modus operandi del WPD si somiglia un po’ ovunque: aggiungere donne a caso, magari sfruttando connessioni comuni, avendo cura che abbiano foto profilo interessanti. Poi scatta il messaggio in posta, con complimenti generici per l’aspetto fisico e nessuna citazione di Neruda (non è mica Twitter!). Se, per un gesto di estrema pietà, qualcuno osa dare udienza al provolone scrivania-munito, ecco che lui non farà mistero delle immense possibilità lavorative che potrà donarvi, e che sarebbe certamente opportuno scrivergli una mail a pervertito@alzalavista.org. Altre volte, più subdolamente, non vi contatterà mai direttamente, ma inizierà a congratularsi con like per un nuovo impiego, o consiglierà senza requie i vostri aggiornamenti. Tranquille, non è un vostro fan, è solo un WPD più timido.

Ashley Olson, una social media manager dell’Arizona, ha collezionato sul sito socialcreeps.com tutti gli screenshots dei messaggi più balordi ricevuti su LinkedIn. La selezione offre materiale utile per comporre un bestiario maschile dell’era digitale con meno probabilità di “finalizzare” di un Thiago Motta zoppo. Ce la mettono davvero tutta, questi wannabe-bomber, perché la soluzione di mettere like anche ai cessi più immondi di Instagram non ha mai pagato, perché su Twitter sono rimaste solo le fan di Benji e Fede, e quindi in tempo di carestia pure LinkedIn può offrire quei brividini adolescenziali alla middle class annoiata.

I tempi dei flirt selvaggi su Badoo, Myspace, Msn, Netlog però sono finiti, fatevene una ragione cari WPD. La Rete oggi non dimentica. Ogni messaggio inviato, anche privato, può essere salvato, fotografato e archiviato, per essere poi diffuso su canali digitali e non. E se vi sgamano non potrete dire che stavate scrivendo un articolo per “Vice”. Andate piuttosto su Tinder e, se qualcuno per sbaglio dovesse darvi retta, non scrivete “In Paradiso hanno disperso l’angelo più bello, ma sta tranquilla non gli dirò dove sei”. Per carità. Faceva schifo già ai tempi di Badoo.