Facebook oscura la pagina del documentario Porno e Libertà. Carmine Amoroso, regista del film uscito nelle sale italiane il 23 giugno scorso, in poche ore ha visto scomparire la classica paginetta in cui venivano comunicate informazioni sul film, recensioni, apprezzamenti o critiche. Il dettaglio che ha fatto scattare la censura, a quanto pare, sembra essere il manifesto del film, scatto fotografico per nulla sconvolgente di un porno anni settanta realizzato da uno dei protagonisti del film, Lasse Braun, dove si intravede una donna con il seno nudo. “Il nostro non è un film porno, ma un documentario in cui raccontiamo la censura e l’oscurantismo rispetto al tema della pornografia nella società degli anni ’70. Come  si può notare i tempi non sembrano cambiati nemmeno con l’avvento del web. Altro che Dc o cattolicesimo. Facebook è molto peggio”, racconta al FQMagazine il regista Amoroso.

L’escalation censoria di Facebook contro Porno e Libertà inizia diverso tempo fa con l’oscuramento del manifesto del film postato online, poster lontanamente somigliante a quello di American Beauty; successivamente viene impedito l’accesso agli amministratori della pagina per diverse settimane; infine proprio nelle ultime ore la pagina Facebook del film è stata cancellata dal web. “Il nostro è un film indipendente che ha bisogno moltissimo di comunicazione online. Alla campagna pubblicitaria ci abbiamo lavorato per un anno, ma ora con il film in sala ci impediscono di operare. Per noi è un danno enorme”, continua Amoroso.

Legge del contrappasso o conferma dei pregiudizi morali su nudità, sesso e pornografia online, Porno e libertà si trova improvvisamente “disconnesso” dal mondo dei social, e rivive quello che i suoi protagonisti, Cicciolina, Riccardo Schicchi e company, avevano vissuto a fine anni settanta. “Probabile che l’algoritmo di Facebook abbia individuato qualcosa di osceno nella parola porno del titolo e abbia agito di default. Però la questione si sta ripetendo da settimane e invece di ricevere chiarimenti ci oscurano la pagina. E’ evidente che abbiamo toccato un nervo scoperto. Solo che noi non vendiamo pornografia, ma al contrario abbiamo analizzato il fenomeno, ne abbiamo parlato dal punto di vista concettuale. Oltretutto oggi il porno è linguaggio della contemporaneità. E’ forse il tema più diffuso online ma viene formalmente stigmatizzato. Mentre su Youporn si vede qualsiasi cosa noi proviamo a discuterne normalmente sui social e veniamo censurati”.

Abbiamo portato in sala un film – dichiara Andrea Romeo che distribuisce Porno e libertà con I Wonder Pictures – che la Commissione di Censura ha reputato di consentire in visione ai maggiori di 14 anni. Anche per questo siamo sorpresi che la locandina e la pagina Facebook siamo state bloccate. Siamo certi che un vaglio professionale e intelligente, calibrato su contenuti reali e non solo su automatismi, risolverebbe facilmente la questione”. “Non voglio fare indagini sociologiche spicciole – conclude Amoroso – ma sul web sta dilagando una forma di religiosità laica e moralista che spinge oltretutto all’autocensura. E se ci aggiungiamo che noi documentaristi dobbiamo scontare una “censura” culturale tout court a livello produttivo figuriamoci ora col porno. Oltretutto ora ci impediscono anche di accedere al servizio di messaggi della pagina, servizio che ci permetteva di comunicare con spettatori, curiosi, esercenti anche di altri paesi. Ci sentiamo come chiusi in una gabbia”.