Le filiere agroalimentari (e non solo) descrivono processi produttivi basati sullo scambio finanziario, dove il principale parametro di relazione è subordinato alla capacità di generare speculazione. Tale meccanismo trasforma il consumatore da elemento che innesca la filiera a obiettivo da raggiungere per ottenerne maggior crescita finanziaria. E consegna il lavoratore al processo speculativo.

Spesso dietro a ciò si nascondono illegalità, lavoro nero, caporalato. Ciò che mangiamo tutti i giorni – magari comprato al supermercato sotto casa – è possibile che sia arrivato sulla nostra tavola attraverso lo sfruttamento del lavoro nero che garantisce sacche di illegalità diffusa, a partire dalle nostre eccellenze enogastronomiche senza che nemmeno ce ne accorgiamo.

Così è nato Funky Tomato: un pomodoro di alta qualità prodotto e trasformato in aree ad alto sfruttamento della terra e della manodopera – quali la Campania e la Basilicata – attraverso una filiera partecipata, legale e trasparente.

Come funziona il progetto, dove trovare questi prodotti e perché è nato lo abbiamo chiesto a Domenico Perrotta – ricercatore universitario – tra i coordinatori del progetto.
Interessante anche la Carta degli Intenti scaricabile dal sito.

di Matteo Ponzano

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