Addio alla ricreazione. A mandare in soffitta l’intervallo ci pensano i giudici. Dire “non correre troppo” durante la ricreazione può costare caro agli insegnati. A emettere la sentenza la Corte di Cassazione che ha accolto il ricorso dei genitori di una bambina di prima elementare contro gli insegnanti dell’istituto comprensivo “Europa 1” di Bolzano colpevoli di aver “impartito agli alunni una generica raccomandazione non accompagnata dall’adozione di interventi corretti immediati, diretti a prevenire e ad evitare il verificarsi di eventi dannosi”.

Un verdetto destinato a far discutere i maestri sempre più combattuti dal lasciare la giusta libertà ai bambini di muoversi, saltare, giocare e il timore di finire in tribunale per un incidente imprevedibile. La storia ha inizio il 30 maggio del 2005: una bambina che allora aveva sei anni e frequentava la scuola San Filippo Neri di Bolzano mentre si trova insieme ai compagni, compresi altri alunni di quarta e quinta, viene investita da un ragazzino che, inseguito da un altro bambino, sbuca da dietro un muretto situato nel cortile interno della scuola dove si svolge l’intervallo. La piccola viene letteralmente travolta, cade e batte il capo a terra riportando delle lesioni. Immediato l’intervento degli insegnanti che sono presenti uno per classe e più volte hanno richiamato gli alunni a non “correre troppo”.

Un incidente come tanti che può capitare in una scuola dove i bambini si rincorrono e trascorrono l’intervallo giocando com’è normale che sia. Un fatto per nulla scontato per i genitori della bimba che circa un anno dopo dalla caduta ricorrono al Giudice di Pace di Bolzano chiedendo la condanna al risarcimento del danno subito: una domanda accolta con una sentenza del 2008 alla quale l’istituto si è opposto ricorrendo in appello. Il 16 aprile del 2010 la sentenza viene ribaltata: secondo il giudice di seconde cure “l’evento lesivo era imprevedibile e le misure organizzative e disciplinari adottate dai docenti erano idonee a prevenire l’insorgenza di situazioni di pericolo per l’incolumità degli allievi”.

I genitori dell’alunna non si arrendono e si rivolgono agli ermellini che cassano la sentenza in appello con una decisione destinata ad aprire un dibattito. Per i giudici di terzo grado gli insegnanti non hanno fatto abbastanza: “Sul piano delle misure disciplinari – cita la sentenza pubblicata nei giorni scorsi – ed organizzative adottate dall’istituto scolastico non può ritenersi che costituisca misura idonea ad evitare eventi pregiudiziali la raccomandazione di non correre troppo durante la ricreazione. Non può revocarsi in dubbio, infatti, che tale generica esortazione non poteva che essere intesa, e così è accaduto in concreto, come equivalente ad un’autorizzazione a correre comunque, ma senza eccedere, conferita agli stessi a priori, a prescindere dallo stato dei luoghi e dalla presenza anche di bambini di classe inferiori, notoriamente più deboli e delicati”.

Secondo la Cassazione, gli insegnanti avrebbero dovuto avere una maggiore e più completa vigilanza, estesa anche alla zona posteriore al muretto, “ovvero imporre ai ragazzi di astenersi dal giocare correndo, per non rischiare di farsi male a sé stessi e agli allievi più piccoli”. In altre parole, addio all’intervallo: meglio tutti seduti.