Se non li battiamo da 22 anni, un motivo dovrà pur esserci. La speranza è che gli undici mandati in missione da Antonio Conte se ne dimentichino per novanta minuti, non rimanendo accecati dalle stelle in maglia rossa che si pareranno davanti. Perché a scorrere i nomi verrebbe da far fagotto, ma avrebbe dovuto essere lo stesso contro il Belgio, altra squadra in rosso. “Dobbiamo andare oltre la ragione, perché non basterà fare l’ordinario e sono convinto che possiamo fare qualcosa di straordinario – è stato l’incitamento di Conte alla vigilia – Se ci limitiamo a quello, se pensiamo, perdiamo. Sentiamo la responsabilità di un popolo che soffia dietro di noi”. Dopo i Diavoli, quindi, l’Italia spera di silenziare anche le Furie. E questa volta varrebbe doppio perché non ci sono più appelli. Si va a Bordeaux per sfidare la Germania o si torna a Fiumicino con il grande interrogativo al quale il commissario tecnico non ha voluto rispondere dopo la partita con l’Irlanda: che è Europeo è stato quello degli azzurri?

Secondo le previsioni, l’Italia non avrebbe dovuto essere a Parigi, sede designata per l’ottavo di finale della prima nel nostro girone. L’indizio induce a pensare positivo, ma l’urna di questo balordo Euro 2016 ha riservato l’accoppiamento più difficile tra tutte le vincenti dei gruppi. La squadra bi-campione continentale, quella che ci fece malissimo quattro anni fa in finale ma che contenemmo ai gironi e nel 2008 ebbe la meglio solo ai rigori. Dopo Usa ’94 hanno vinto sempre loro. Ma valutando nel complesso gli incroci, la nazionale è un po’ in credito con la fortuna.

Come se non bastasse il saldo già negativo, le noie muscolari di Candreva lo terranno lontano dalla partita. Per Marca sarebbe stato l’uomo più pericoloso, di certo Conte non ne aveva mai fatto a meno da quando è arrivato a Coverciano. Si affiderà a Florenzi per coprire la fascia destra, dove la catena Jordi Alba-Iniesta-Nolito è capace di creare rogne a ogni pallone toccato. L’esterno della Roma giocherà in una posizione a lui più congeniale e almeno una parte della Spagna – sicuramente Iniesta – ha ancora negli occhi il tiro da 45 metri che bloccò il Barcellona all’Olimpico.  Il suo sarà il compito più delicato del pomeriggio parigino. Per il resto, la formazione non conosce misteri. In campo scenderanno gli stessi che hanno frustato il Belgio, la migliore partita disputata dagli azzurri e anche la più simile alla sfida alla Spagna per tipo di gioco da impostare e valore degli avversari.

In Francia la Spagna cerca di aprire un secondo ciclo dopo le vittorie europee e mondiali tra il 2008 e il 2012. La “Dominazione spagnola” era iniziata proprio contro l’Italia ed è poi finita in Brasile. L’undici di Del Bosque è rinnovato. Poggia sulle solide spalle di Sergio Ramos e Iniesta, perno di tutto dopo il ritiro di Xavi. In aggiunta l’esperienza di Busquet e Piqué e la freschezza di Nolito e Morata. Il 4-3-3 è completato da De Gea tra i pali, Juanfran e Jordi Alba esterni difensivi, Fabregas a centrocampo e David Silva esterno d’attacco. Thiago Alcantara, Aduriz e Koke – tre che Conte schierebbe all’istante – partono dalla panchina. Una pioggia di stelle contro la ‘nazionale figlia del lavoro’, come l’ha definita il ct, già capace di mettere a ferro e fuoco il Belgio dei fenomeni Hazard e De Bruyne. Qualche scricchiolio avvertito nello spogliatoio spagnolo e le scorie lasciate dalla sconfitta con la Croazia, costata il primo posto, possono dare una mano agli azzurri. Il resto lo faranno i dettagli, la capacità di no schiacciare troppo gli esterni trasformando il 3-5-2 in un 5-3-2 in fase difensiva che lascerebbe il totale controllo del gioco a una squadra che ne fa l’arma più affilata.

La scelta di Florenzi e di Darmian (o De Sciglio) lascia pensare che le cose andranno propri così. “Non sono queste le gare in cui si sperimenta”, taglia corto il ct. Le chance di vedere Insigne dal primo minuto sono marginali. Se ce ne sarà bisogno entrerà a partita in corso. Vorrebbe dire che l’Italia ha bisogno di recuperare. Quindi al primo bivio di questo Europeo – che per gli azzurri ha sempre più il sapore di un mondiale, con Germania e Francia che si stagliano all’orizzonte – c’è da sperare che Conte abbia ancora ragione nel preferire l’esterno del Manchester all’attaccante del Napoli. Prima l’equilibrio, poi la fantasia. Ha azzeccato Giaccherini ed Eder. Non c’è due senza tre.