Ebbene sì, la Gran Bretagna ha espresso forte e chiaro il suo voto per l’abbandono dell’Unione Europea. È una giornata storica e memorabile. Al di là di ogni aspettativa.

Ed è verosimilmente solo l’inizio. L’effetto domino è auspicabile. Una dopo l’altra, cadranno tutte le caselle di questo edificio, sempre più simile a un’immensa prigione finanziaria, che è l’Unione Europea.

La Gran Bretagna ha dato una grande lezione all’Europa: una lezione di dignità, democrazia e orgoglio nazionale. Ha mostrato la via anche agli altri popoli di un’Europa sempre più dimentica di sé, sempre più svilita a regno spoliticizzato del sistema finanziario, con parlamenti deboli e potere saldamente in mano a entità non democraticamente elette.

Presto, allora, è verosimile che i popoli europei si libereranno uno dopo l’altro dalla dittatura finanziaria pudicamente chiamata Unione europea. Presto riconquisteranno tutti la libertà e la democrazia perdute, ponendo fine a questa dittatura invisibile, a questa politica al servizio della finanza, a questa micidiale tecnocrazia oligarchica chiamata Unione Europa.

Chi ama l’Europa deve per questo stesso motivo opporsi all’Unione europea, che è la sua negazione: negazione della cultura e della pluralità, negazione della storia europea. Anche questo ci hanno insegnato i britannici in questa giornata storica. Ci hanno insegnato non soltanto ciò che già sapevamo, ossia che Unione europea non fa rima con democrazia: ma anche che il solo modo per essere democratici consiste oggi nel riprendersi la propria sovranità nazionale, in modo da riportare il potere dalle banche agli Stati, dalle giunte militari economiche al popolo democratico sovrano.

E l’altezza massima a cui si spingerà il ragionare degli “euroinomani” dell’Europa senza se e senza ma sarà, anche in questo caso, il desolante mantra del “ci vuole più Europa”: condito, naturalmente, con il grigio corollario, apice di una visione prosaica che non riconosce altra sorgente di senso che non sia l’economia, della “volontà dei mercati” e del “giudizio delle borse”. La povertà di spirito sottesa a questo modo di ragionare è essa stessa espressione di ciò che l’Europa è divenuta, una sciagurata macchina, un barbaro regno della quantità e del calcolo, ormai privo di ogni valore (culturale, etico, politico) che non sia il valore di scambio.

Ce l’ha insegnato il grande Spinoza: la natura umana sopporta fino a un certo limite la negazione della libertà, ma, raggiunta una certa soglia, reagisce e si adopera per riconquistarla. Lunga vita ai britannici, dunque! Che la liberazione dei popoli europei abbia inizio!