Le invettive di Nigel Farage, i luoghi comuni dei demagoghi d’Oltremanica – e non solo – la vergognosa campagna stampa fatta dai media dell’australiano Rupert Murdoch, la spaccatura tra Inghilterra e Scozia, il divario generazionale che ha visto i più giovani votare a favore del “remain” nell’Unione europea. Sono molte le chiavi di lettura del risultato del referendum britannico come eterogenee sono le responsabilità della Brexit.

L’intera Europa ha le sue di responsabilità ed è bene che faccia una profonda riflessione. L’assetto istituzionale finora costruito, con un Parlamento europeo privo di reale potere, una Commissione più tecnica che politica, i veti incrociati in sede di Consiglio che bloccano tutte le decisioni che contano, lo sbilanciamento di potere a favore dei Paesi economicamente più forti e l’assenza di leader politici di elevata caratura, stanno condannando l’intero progetto europeo all’agonia. Il risultato è una realtà grigia e burocratica, che parla una lingua strana e ancora troppo lontana dai cuori dei suoi cittadini – nonostante ci siano alcune iniziative e progetti di grande successo, come, ad esempio, l’Erasmus, Horizon 2020 e il mercato interno.

Ma la colpa di questa impasse è soprattutto dei governi nazionali. L’Ue di oggi è così per volere di governanti che preferiscono indicare Bruxelles come responsabile primaria per le loro colpe e debolezze piuttosto che come una realtà politica unita e coesa. Non un ‘super Stato’ ma una vera federazione europea. La mancanza di coraggio e lungimiranza politica dei leader nazionali è la causa principale di questa Ue che non funziona: bellissima e romantica in teoria, ma inefficiente e fredda nella realtà. L’Europa intera deve cambiare linguaggio esprimendo leader politici che abbiano spessore.

L’Europa non può più permettersi di essere elitaria, un circolo chiuso per intellettuali. Dove ci sono Internet e i social media, la voglia di democrazia diretta è sempre più forte.

Anche se a Bruxelles qualcuno è felice che i britannici abbiano scelto il “Leave”, l’uscita del Regno Unito dall’Unione segna un significativo passo indietro nel percorso di integrazione europea, non fosse altro che per il rischio emulazione di altri Paesi, Francia e Paesi Bassi in primis. Chi conta a Bruxelles e soprattutto nelle capitali d’Europa capirà che è arrivata l’ora di cambiare registro, di avere la forza e il coraggio di fare dell’Unione una vera realtà politica? In caso contrario ci si prepari a perdere l’appuntamento con la storia e a condannare l’intero continente a decenni di declino economico, sociale e politico.

@AlessioPisano

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