Per capirci: una mia amica, circa 17 anni fa, ha partorito una bambina avuta da un dj spagnolo, erano entrambi universitari. Lui però se l’è data a gambe durante la gravidanza, era stata una bravata di una notte, e la piccola non è stata riconosciuta dal “padre” (che giustamente lei chiama “donatore”). Passati tre anni, la mia amica si innamora di un coetaneo e il sentimento è corrisposto. Nasce tra loro una bellissima storia d’amore, che dura ancora oggi, e che ha prodotto un matrimonio e un secondo bambino.

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Vi faccio questo racconto, abbastanza comune per chi conosce i casi della vita, che sono sempre vari, perché non è stato difficile, per il marito della mia amica, adottare la bambina che lui ha cresciuto dall’età di tre anni. Una pratica poco più che burocratica, esattamente lo stesso articolo 44, lettera d), della Legge sulle adozioni, cui ricorre il partner omosessuale di madre o padre di minore. Devo aggiungere altro? La discriminazione basata sull’orientamento sessuale dei genitori è un dato di fatto, ed è ingiustificabile perché è contro la nostra Costituzione e contro la Corte di Strasburgo.

Ho semplificato molto, è vero, ma è questa la materia che tratta la sentenza storica della Corte di Cassazione depositata il 22 giugno 2016 che respinge le questioni sollevate dalla Procura generale sulle decisioni del tribunale per i minorenni e dalla Corte d’appello di Roma: non c’è conflitto tra il minore e il genitore biologico. In pratica, la Procura ipotizzava che gli interessi del bambino potessero divergere da quelli del genitore biologico per via della relazione affettiva tra il genitore biologico e il/la sua partner omosessuale. Buffo, no? Buffo immaginare che io, bambino, potrei non voler avere nulla a che fare con la compagna di mia madre per il fatto che non ha patrimonio genetico in comune con me. Buffo se io, bambino, avessi il diritto di mettere bocca sulle scelte affettive fatte da mia madre prima che io nascessi. E buffo che tale questione non sia mai stata sollevata in casi analoghi dove la coppia fosse eterosessuale.

La sentenza è storica perché riallinea la giurisprudenza del nostro paese con la contemporaneità, ma è un passaggio triste, perché interviene per “correggere” e riempire una imbarazzante balbuzie politica, sottolineando l’incapacità del Parlamento di promuovere una legge a tutela di una minoranza dei bambini italiani. Ma forse è meglio così, perché, alla fine, i bambini di serie B sono diventati bambini di serie A, come tutti gli altri, non per gentile concessione di un legislatore ricattabile, ma perché vince una giustizia universale che, come dice Marco Gattuso nel suo bell’articolo, sottrae i diritti umani alla discrezionalità delle maggioranze parlamentari.

E’ la sconfitta della nostra politica e la vittoria di una cultura giuridica che studia, approfondisce, si confronta, e che sembra avere molto da insegnare a molti deputati e senatori su come si esercitano le responsabilità di essere stati eletti per rappresentare gli uomini e le donne, tutti, le loro famiglie, i loro figli. Viva, dunque, perché dal 22 giugno tutti i bambini arcobaleno potranno vedere riconosciuta la loro relazione affettiva con il genitore non biologico, e dunque saranno tutelati nei loro affetti e nei loro bisogni.