L’Italia, in campo economico, ha un problema “serio”, ma serio davvero. E non sono mica le quattro banche fallite, un sistema così in difficoltá da far passare notti insonni a broker ed economisti o una polemica furiosa che vede al centro l’operato della Consob. Nossignore, il problema, quello vero, é che “i direttori dei giornali e delle televisioni non sanno nulla di economia e lo dicono apertamente”. Parola del governatore di Banca d’Italia, Ignazio Visco, che lo ha detto chiaro e tondo parlando a un convegno rigidamente a porte chiuse all’università Luiss di Roma, promosso da “Inpiù”, think tank governato da Innocenzo Cipolletta, presidente di Ubs Italia Sim spa, e finanziariamente sostenuto dall’editore-banchiere Luigi Abete, presidente di Bnl. Cosa ha detto esattamente il governatore? “La maggior parte dei direttori dei giornali, delle radiotelevisioni e così via, di economia non sanno niente e lo dicono che non sanno niente. Questo è un problema serio”.

STAMPA, ABBIAMO UN PROBLEMA Quindi, anzichè continuare a lanciare allarmi perchè le banche falliscono, i giornali e le tv dovrebbero, secondo il governatore, “vedere meglio”. Ma questa “è una sfida che riguarda i media”, perchè “non sono in grado di fare altro che andare a prendere il piccolo problema e farlo diventare enorme” o al massimo sottolineare che qualcuno il problema “l’ha nascosto, l’ha messo da una parte”.

VADE RETRO, BANCA Parola di Ignazio Visco. Che non si è però fermato ai giornali e ai loro direttori. Ha parlato anche dei politici. Che, a suo parere, non sarebbero da meno, in quanto a miopia o a carenza di lungimiranza. “Tutti i quattro presidenti del Consiglio che ho incontrato (da quando Visco siede a palazzo Koch, cioé dal 1 novembre 2011, a Palazzo Chigi si sono alternati Silvio Berlusconi – che lo nominò – Mario Monti, Enrico Letta e Matteo Renzi, ndr) mi hanno detto tutti la stessa cosa”. Quale? “Noi non vogliamo essere il governo delle banche”. Proprio così ha detto il governatore. Che ha aggiunto: “Se uno non vuol essere il governo delle banche e si differenzia dalle banche é perché l’opinione pubblica considera le banche come qualcosa di cattivo“. Invece, “in Italia se c’è un problema delle banche, è un problema di tutti”.

BRAVI, SPORCHI E CATTIVI Ai maligni che pensano che il ‘problema’ sia invece un pochino più di coloro che avrebbero dovuto vigilare sull’andamento degli istituti di credito, cioè Bankitalia e Consob, Visco ha indirettamente risposto sostenendo che “si può dire se hai fatto bene la vigilanza o se hai fatto male la vigilanza e così via, per quello che potevi fare. Si può anche dire se ci sono stati bravi banchieri o cattivi banchieri e così via”, ma “il problema di fondo” è che “questo è un paese che ha avuto una caduta della produzione industriale del 25% e non averla nelle banche, in nessuna banca, era solo una pia illusione. Si è riusciti a contenere quell’effetto”.

CHE BEL SISTEMA Insomma, bravi tutti, banchieri e bancari, perchè poteva andare molto peggio. “Io ancora mi stupisco – ha difatti rincarato il governatore – di quanto sia stato resistente il sistema (bancario) alla luce di una caduta dell’attività economica come abbiamo avuto, perché l’economia è caduta del 10% del Pil e giá questa è una cosa grossa, ma la produzione industriale è calata del 25%. E quelli sono i clienti delle banche”. E per questo “abbiamo avuto gravi problemi, abbiamo ancora gravi problemi”. Per i comportamenti, per la tendenza a “scommettere per sopravvivere di alcuni banchieri, però il sistema come tale non è crollato”.

VOTI A PERDERE Quindi, la visione complessiva del governatore arrivata a conclusione di un intervento durato più di un’ora, nel quale Visco ha toccato tutti i temi caldi dell’economia italiana e europa. La Brexit, l’andamento e la gestione del Quantitative easing (Qe), il caso Allianz, la questione della liquidità, i modi per tornare a crescere e la differenza tra decrescita e crescita sostenibile. E qui è arrivata un’altra stoccata. La situazione attuale, ha spiegato Visco alla platea, “richiede una capacità politica che non c’è, perché la politica guarda a domani, mentre questa roba qui è qualcosa per dopodomani”. E da noi, purtroppo, “è un continuo di elezioni tutte non sincrone, per ognuna delle quali bisogna vendere qualcosa che non è realizzabile, perché sennò non prendi i voti”, visto che “la gente ha memoria bassa e quindi guarda e crede alle cose che vengono raccontate”.

TUTTO A POSTO Cosa aspettarsi, dunque, in futuro nel mondo del lavoro, altro cruccio degli italiani? Sul punto il governatore non ha offerto risposte rassicuranti. “Dicono che nei prossimi 10 anni un posto di lavoro su due scomparirà”, ha spiegato: “E’ probabile che aumenterà la disoccupazione europea di 50 milioni di persone? Sicuramente ci sarà una spinta ad avere meno lavori come quelli di prima. La domanda è: quanto ci vorrà per averne di nuovi?”. Appunto quello che tutti si chiedono.