Le elezioni amministrative del 19 giugno scorso hanno segnato una forte e probabilmente definitiva battuta d’arresto della proposta renziana di “razionalizzazione” delle istituzioni democratiche a beneficio dei poteri forti, a cominciare da quelli legati alla finanza transnazionale. Sia pure con caratteristiche diverse fra di loro, il trionfo di un candidato apertamente di sinistra come Luigi De Magistris a Napoli e quello delle due candidate a Cinque Stelle Raggi a Roma ed Appendino a Torino, esprimono con nettezza il rifiuto del tentativo di liquidare la Costituzione repubblicana ispirato da JP Morgan e simili e rimettono al centro della scena gli interessi e i diritti dei cittadini e lavoratori vessati dal regime partitocratico voluto da quei poteri forti per realizzare il proprio programma: sottrarre poteri decisionali e diritti civili, sociali e politici alla gente comune per garantire la soddisfazione di un ristretto numero di oligarchi che si sono ingrassati a dismisura negli anni della crisi a partire dal 2008, in Italia come nel resto del mondo.

La battaglia decisiva deve essere ancora combattuta, ma il senso del pronunciamento elettorale di domenica scorsa è chiaro. Si tratta ora di utilizzare i poco più di tre mesi che ci separano dall’appuntamento referendario per chiarire urbi et orbi il segno fraudolento e ingannatore della “riforma” immaginata da Renzi e Boschi. Non è vero che tale “riforma” porterà a risparmi sostanziali, né è vero che porterà a una semplificazione del procedimento legislativo. Porterebbe invece a un’ulteriore riduzione dei poteri e dei diritti dei cittadini, silurando fra le altre cose in nome di un malinteso efficientismo centralista e ammiccando a un qualunquistico rifiuto della politica, ogni autonomia sia sociale che territoriale. In ultima analisi la qualità (molto scadente) della proposta di Renzi e Boschi è la stessa dell’anticostituzionale invito all’astensione pronunciato da Renzi e Napolitano in occasione del referendum antitrivelle. Questo spiega anche l’apparentemente sorprendente tentativo di Renzi di cavalcare perfino il successo innegabile dei 5 stelle, di cui dà ovviamente un’interpretazione del tutto sbagliata e strumentale, volta a legittimare la propria presunta azione di “rottamazione“, ovvero la liquidazione autocratica della dialettica interna al Pd e di tutte le posizioni non a lui supinamente riconducibili.

L’interpretazione da dare del successo dei 5 stelle è opposta a quella di Renzi. Non si tratta di semplice avversione ai partiti dominanti, né di generica speranza nel nuovo, ma di condivisione di un programma basato sull’onestà praticata e non solo dichiarata e su di una costante interlocuzione con i cittadini organizzati in modo tale da farsi interpreti in sede governativa, sia locale che centrale, delle loro aspirazioni e dei loro desideri. Sulla stessa lunghezza d’onda troviamo Luigi De Magistris e l’ampia e composita alleanza di partiti e forze sociali che lo ha portato nuovamente alla vittoria. Vittoria tanto più importante perché consiste nella riconferma di un sindaco che tutti i cittadini napoletani hanno avuto modo di valutare e apprezzare negli ultimi anni e che ha realizzato esperienze importanti ed esemplari rifiutando con successo di subordinarsi al mediocre governo centrale e alle sue pretese di gestire e dirigere male tutto.

Questi ed altri temi incalzano. Per il Movimento 5 stelle è giunto il momento delle scelte. Giustamente Virginia Raggi ha attribuito importanza fondamentale e prioritaria alla rinegoziazione dell’ingente debito accumulato dal Comune di Roma. Un altro punto importante è costituito dal rigetto di grandi eventi fini a se stessi e funzionali solo a interessi ben determinati (sempre gli stessi), come le Olimpiadi. Molti altri punti saranno individuati via via che Virginia e il suo staff, al cui interno voglio segnalare un urbanista competente, democratico e incorruttibile come Paolo Berdini, affronteranno i problemi. Situazioni analoghe si presenteranno nelle altre città grandi, piccole e medie. Sarebbe pertanto opportuno che i sindaci e le giunte dell’alternativa si dessero momenti di confronto e coordinamento. Per costruire a partire dal governo locale le condizioni di un nuovo governo nazionale che sia espressione di una rinnovata qualità della democrazia italiana, nella riaffermazione dello spirito costituente che Renzi tenta di minare alla base con il suo referendum cui andrà opposto un No sonoro e massiccio. Per far ripartire l’Italia, ma davvero.