Avere un preservativo in tasca non è solo un peccato in Italia ma può costare caro a uno studente che viene beccato con l’anticoncezionale durante una gita scolastica. Il caso, che ora è finito in Parlamento con un’interrogazione dell’onorevole Dalila Nesci (Movimento 5 Stelle) diretta al ministro dell’Istruzione, è accaduto all’istituto comprensivo “Ugo Foscolo” di Soverato in provincia di Catanzaro e ora è oggetto di un’ispezione, avviata nella giornata di mercoledì scorso, da parte dell’ufficio scolastico regionale diretto da Diego Bouché a seguito dell’audizione del Garante per l’infanzia della regione il 10 giugno scorso.

Tutto nasce da un preservativo sigillato che gli insegnanti hanno trovato durante un viaggio d’istruzione svoltosi nel 2015, in possesso ad un ragazzo di 12 anni. Non solo: secondo la relazione del Garante, Antonio Marziale, al minore sarebbe stato contestato anche il fatto “di aver inviato un messaggio ai compagni sul gruppo WhatsApp contente una frase lesiva ed offensiva nei confronti di un’alunna di undici anni”.

Quello che si sarebbe potuto risolvere in un confronto e un’occasione di educazione sessuale è diventato oggetto di una punizione. E’ lo stesso Marziale a ricordare nella relazione riportata dall’interrogazione della parlamentare che “nel consiglio di classe del 20 maggio 2015 era emerso che lo studente aveva compiuto un atto di autoerotismo durante l’orario scolastico”. Un anno dopo la punizione: niente gita. Con una comunicazione il dirigente scolastico Domenico Servello dopo aver avvisato a voce i genitori ha inviato loro il 23 marzo scorso una comunicazione con la quale li informava che il figlio non avrebbe potuto partecipare al viaggio d’istruzione previsto dal 7 all’11 aprile a causa della sanzione disciplinare adottata dal consiglio di classe nel maggio del 2015.

Una decisione che non è piaciuta ai genitori dell’alunno in questione che avevano già provveduto a punire il figlio con il sequestro del cellulare. Il primo aprile scorso è scattato il ricorso amministrativo nei confronti del capo d’istituto ed è stato chiesto l’intervento del Garante. Non solo: due giorni dopo mamma e papà hanno querelato la scuola per il reato d’abuso dei mezzi di correzione o disciplina.

Una battaglia a colpi di carte bollate: il 6 aprile, infatti, il dirigente ha rigettato il ricorso. Una vicenda che è finita a Montecitorio dove l’onorevole Nesci, a seguito di un’ispezione alla scuola, ha presentato una prima interrogazione parlamentare il 9 maggio scorso e un ulteriore atto nei giorni scorsi a seguito dell’audizione del Garante dell’infanzia alla quale ha partecipato la stessa Nesci.

“Il Garante – spiega l’onorevole dei 5 Stelle – ha chiamato i genitori del ragazzo, il preside e l’ufficio regionale della Calabria ma il dirigente dell’Usr ha delegato lo stesso dirigente a rappresentarlo facendo coincidere controllore e controllato. All’indomani di questa mancanza ho riscritto l’interrogazione. Il capo di quell’istituto non riesce a gestire casi complicati come questo. Va inoltre detto che le scuole non hanno più mezzi per poter svolgere la loro funzione. Il ministro dell’Istruzione deve interrogarsi. L’alunno è stato punito con una sanzione tardiva che non insegna nulla al ragazzo. Nel frattempo è stato persino discriminato dagli altri. La gestione di questa vicenda è stata inadeguata. Ora vogliamo delle risposte in Parlamento. Il caso di Soverato evidenzia quanto sia urgente una seria azione educativa e di sensibilizzazione su tematiche di educazione sessuale: un simile provvedimento entra in contrasto aperto con l’ultima campagna di prevenzione dell’Aids promossa dal ministero della Salute che raccomanda l’uso del preservativo”.

Dal canto suo il Garante ha scritto nella relazione che “il provvedimento implicante la sanzione punitiva non è stato notificato ai famigliari con grave lesione del diritto di difesa” e che “non sono stati adeguatamente e sufficientemente salvaguardati i diritti del minore secondo il dettato normativo vigente” oltre ad essere “del tutto carente/insufficiente la motivazione che in questi casi dovrebbe essere rigorosa anche al fine di dar conto del rispetto dei principi di proporzionalità e gradualità nell’applicazione della sanzione”.

Accuse gravi alle quali il dirigente regionale non ha problemi a rispondere chiarendo anche il motivo della sua assenza il 10 giugno scorso: “C’è un errore del Garante e dell’onorevole: il primo non ci ha mai convocato. Ha chiamato il dirigente dell’ambito territoriale, io di questa convocazione non ne sapevo nulla. Il Garante ha invitato la dirigente dell’ufficio di Catanzaro che effettivamente ha delegato il preside. Mi è arrivata solo la relazione, ne ho preso atto e ho inviato immediatamente un’ispezione nella scuola per capire come stanno le cose. Nei prossimi giorni conoscerò gli esiti del lavoro. L’unica certezza è che il dirigente di quella scuola è una persona di grande esperienza”.