Menù vegetariani e vegani sulle tavole delle mense di scuole, ospedali, aziende, caserme e carceri. Anche con multe salate per chi non si adegua. A chiedere un cambio di marcia nella ristorazione pubblica ed in quella privata convenzionata è un’allenzaveggie friendly’ tra Pd e Forza Italia attraverso due proposte di legge presentate al Senato e alla Camera dalla paladina delle unioni civili, Monica Cirinnà (nella foto), e dall’ex ministro Michela Vittoria Brambilla.

Il Parlamento, insomma, sembra voler assecondare l’avanzata dei cibi veg nelle abitudini alimentari degli italiani. Perchè nonostante il nostro Paese non sia nella top ten delle nazioni europee per offerta vegetariana e vegana, la domanda di alimentazione ‘verde’ certifica una crescita indiscutibile: al 2016, secondo l’Eurispes l’8% degli italiani, in maggioranza donne, under 24 e, a sorpresa, over 65, ha cambiato regime alimentare: solo nell’ultimo anno il 7,1% degli italiani ha chiuso definitivamente con bistecche e spigole,  mentre lo 0,9% ha optato per una dieta totalmente vegetale.

L’obiettivo comune delle iniziative legislative è dunque di assicurare menù ‘verdi’ in qualsiasi mensa pubblica o aperta al pubblico. Ma non solo, perché tanto Cirinnà quanto Brambilla chiedono l’impegno della scuola e degli istituti professionali a diffondere la ‘cultura’ vegetariana e vegana, inserendo nei programmi scolastici l’educazione alimentare e negli istituti che formano il personale alberghiero e della ristorazione l’insegnamento di nozioni di nutrizione, gastronomia e ristorazione veg.

E se Cirinnà chiede che il Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura destini non meno di un terzo dei fondi per finanziare progetti di ricerca sulla nutrizione vegetariana e vegana e il ministero della Salute almeno una volta l’anno, promuova campagne informative sui benefici dell’alimentazione ‘verde’, Brambilla ipotizza sanzioni per le mense ‘ribelli’ che violano le nuove norme: una multa fino a 10 mila euro, che in caso di recidiva aumenta di un terzo ed è accompagnata dalla sospensione della licenza per tre mesi. Per l’ex ministra, tuttavia, l’operazione veg deve essere a costo zero per le casse dello Stato.

Il dibattito si preannuncia ‘caldo’ perché su questi temi non è solo il mondo scientifico a dividersi tra favorevoli e contrari verso un regime alimentare che esclude carne e pesce e, nel caso dell’alimentazione vegana, anche le uova, il latte e tutti i suoi derivati. Ma a rafforzare le ragioni del ‘si’, che si appellano agli effetti benefici sulla salute, dalla prevenzione del cancro a quella delle malattie cardiovascolari, anche i numeri di una “strage” che potrebbe essere evitata: solo in Italia, sottolinea Cirinnà, il consumo alimentare determina la morte di oltre 600 milioni di animali da terra e di un incalcolabile numero di pesci, molluschi e crostacei, mentre gli allevamenti intensivi costituiscono una delle principali fonti di inquinamento delle falde acquifere e dell’atmosfera.

E Brambilla si spinge oltre: “Se fossimo tutti vegetariani non ci sarebbe nessuno costretto a morire di fame poiché il cibo sarebbe sufficiente, anzi abbondante, per tutti gli abitanti del pianeta. Le terre coltivabili e le foreste basterebbero a fornire cibo e vegetali a 25 miliardi di persone”, afferma. Insomma, per le due parlamentari il sogno nel cassetto si riassume nelle parole del Mahatma Gandhi: “Il progresso del genere umano ci porterà inevitabilmente a smettere di uccidere gli altri animali”. Ma ci vorrà tempo, molto tempo.