I libri gialli come potenti ansiolitici“: così la pensa Fred Vargas, scrittrice francese dalla cui astuta penna ha preso vita l’ispettore Adamsberg, detective “spalatore di nuvole” capace di risolvere i casi più intricati. La Vargas, undici pubblicazioni sul genere all’attivo, di gialli se ne intende e, a onor del vero, si intende anche di ansia: il suo Critica dell’ansia pura è un manualetto divertente con qualche suggerimento per scacciare il mal di vivere (sulla stessa falsariga, la nostra ha scritto anche Piccolo trattato sulle verità dell’esistenza che tuttavia meriterebbe un approfondimento a sé, vista la ‘crucialità’ dell’argomento: vademecum per la corretta gestione delle relazioni amorose che arriva là dove nemmeno Barthes era riuscito).

I libri gialli come ‘inibitori’ d’ansia, dicevamo. Un genere, il “giallo” (in Italia il termine ha sostituito “poliziesco” per via di una “storia di copertina” che risale a qualche tempo fa e sarebbe doveroso distinguere il romanzo giallo da quello poliziesco, dal thriller e da altre sue varianti) che è fonte di “distrazione, distensione e divertimento“, scrive Giuseppe Petronio nel suo saggio “Il punto sul romanzo poliziesco”. Un passatempo che mette in campo la logica, la deduzione, l’intuizione. Una sfida con l’autore, come un videogioco inanimato ma vivido nell’immaginazione di chi legge. Giallo, dunque, sopratutto d’estate, quando il logorio della vita moderna si “accalda”, e c’è ancora più bisogno di staccare.

Giallo che si tinge sempre più di rosa: sono donne le autrici dei best sellers polizieschi più apprezzati degli ultimi anni, a cominciare dalla stessa Vargas (da ‘recuperare’ il suo “L’uomo dei cerchi azzurri” ma anche il più recente “Tempi Glaciali“), passando per la svedese Camilla Läckberg e arrivando a Fiona Barton, esordiente a 59 anni con il thriller La Vedova, uscito in giugno 2016 per Einaudi Stile Libero.

In molti scommettono che si tratti del libro dell’estate, eppure lei (come ha raccontato a Repubblica in un’intervista) il suo agente letterario l’ha trovato su Google. Giornalista in pensione, la Barton si gode il successo del suo romanzo, tradotto in 32 paesi e inserito dal New York Times tra i migliori dell’anno. La storia è quella di Bella, una bimba di due anni e mezzo che scompare nel nulla mentre si trova in giardino. Nel giardino davanti a casa, per l’esattezza, con la madre in cucina, impegnata nelle solite cose, il bucato, la cena, le domestiche distrazioni. La vedova, Jean, racconta in prima persona quel che è stato essere la moglie di Glenn Taylor, il maggior indiziato per la sparizione della piccola, il colpevole secondo stampa e polizia, il mostro rilasciato per insufficienza di prove. Il punto di vista narrativo non è solo quello di Jean: ci sono la giornalista in cerca di scoop e c’è la madre della bambina scomparsa in cerca della figlia, o almeno della verità.

La lettura scorre rapida, le voci si intersecano senza creare confusione, si inizia a leggere dopo cena e a notte fonda ci si ritrova lì, per vedere come va, per vedere se si è più furbi dell’autrice, se la logica è sincera, se l’intreccio è sotto controllo. “È classico ciò che tende a relegare l’attualità al rango di rumore di fondo, ma nello stesso tempo di questo rumore di fondo non può fare a meno”, scrive Calvino. Il romanzo della Barton non ha probabilmente la stoffa del classico, né ce l’hanno molti dei thriller citati. Eppure sono capaci di relegare l’attualità e più ancora le normali beghe quotidiane al rango di rumore di fondo.