Ci risiamo. Il presidente del Collegio dei revisori dei conti del Consiglio superiore della magistratura (Csm), Luigi Giampaolino torna a farsi sentire in occasione del rendiconto dell’esercizio finanziario 2015. Palazzo dei Marescialli ha troppi soldi a disposizione: o meglio esiste una enorme sproporzione tra i fondi che vengono assegnati dallo Stato e quelli che l’organo di autogoverno della magistratura effettivamente spende. Il risultato? Un avanzo di gestione ritenuto “non fisiologico”. E che  verrà impiegato in larga parte per il trasferimento dalla sede storica di Piazza Indipendenza a Roma che cade a pezzi. Un’operazione da 18 milioni di euro finanziata con risorse statali che, è questa l’obiezione del magistrato contabile, erano destinate originariamente al funzionamento del Consiglio. E invece sono finite nell’avanzo di cassa che negli anni si è fatto sempre più consistente fino a sfondare quota 23 milioni. Che fine faranno? Andranno per 4 milioni a finanziare i consigli giudiziari. Il resto per il trasloco. Quel che è certo è che il Csm non resterà comunque a secco: a fine esercizio 2015 poteva contare su un fondo cassa complessivo di 35,8 milioni. Era di appena 9,3 milioni nel 2011.

GESTIONE VIRTUOSA “L’avanzo di amministrazione è sintomo di virtuosa gestione finanziaria. Esso si e’ determinato nel corso degli ultimi anni perché il Csm spende meno di quanto potrebbe, in particolare per il personale, avendo una scopertura di organico di 50 unità a fronte di un organico complessivo di 243 dipendenti. E ogni amministrazione virtuosa può e anzi deve destinare gli avanzi di gestione ad investimenti come quelli che intendiamo fare noi”, spiega a ilfattoquotidiano.it il vice presidente del Csm, Giovanni Legnini.”Del resto – prosegue –  si tratta di investimenti necessari per ottimizzare le attività del Consiglio e per sostenere i Consigli giudiziari, le strutture decentrate del governo autonomo. Inoltre, con il trasferimento di sede conseguiremo interessi pubblici plurimi: proviamo a dotare il Csm di una sede più dignitosa ed adeguata e nel contempo valorizziamo e salvaguardiamo il patrimonio statale, destinando diversi milioni di euro per risolvere i problemi statici di Villa Ruffo e per realizzare il collegamento tra questo immobile e villa Lubin. Inoltre, lo Stato risparmierà in fitti passivi come attestato dall’Agenzia del Demanio”. Il Provveditorato alle opere pubbliche ha completato lo studio di fattibilità per l’utilizzo del compendio di Villa Borghese. E ne ha concluso che si può fare. Il Demanio ha dato il via libera all’operazione intravedendo l’opportunità di risparmiare circa 1,6 milioni di euro di affitti che altri enti pagano per utilizzare edifici privati. Come nel caso del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria che dunque è seriamente candidato ad essere trasferito con altri nella sede oggi occupata dal Csm.

CASSA PIENA Al di là dell’uso dell’avanzo di cassa, il problema resta quello del perché continui ad accumularsi. Qualche mese fa analoghe riflessioni di Giampaolino avevano scatenato al plenum del Csm un dibattito in cui non si era parlato di soldi, ma piuttosto della necessità di continuare ad assicurare l’autonomia del Consiglio che passa anche da questioni di vil danaro. I revisori dei conti però continuano anche loro a non aver dubbi: c’è troppa distanza tra i trasferimenti statali e le spese. La forchetta sta tutta in una cifra: nel solo 2015 le entrate del Csm sono stati pari a 34,9 milioni. Le spese hanno invece superato i 29,5 milioni: l’avanzo è dunque pari a 5,4 milioni che si aggiunge a quello degli anni precedenti. Il risultato di amministrazione (si attesta oggi a 28,4 milioni) corrisponde ad un rapporto avanzo/entrate lievitato all’81% dal 58,3 del 2014, del 33,4% nel 2013 e del 17,8% del 2012. “Il risultato di amministrazione presenta un importo eccessivamente elevato, sia in valore assoluto che se confrontato con le entrate dell’esercizio”, scrive il collegio dei revisori dei conti nella relazione sulla corretta gestione delle risorse. E che torna a sollecitare un intervento a tutto tondo. Va avviata “una riflessione sulle reali esigenze di cassa del Consiglio, anche in considerazione del fatto che le disponibilità liquide sono conservate al di fuori del sistema della tesoreria unica, tramite il quale i flussi monetari del settore pubblico sono accentrati presso la Banca d’Italia al fine di contenere e razionalizzare il fabbisogno monetario”.

CACCIA AL TESORO Una obiezione che non pare superata dalla ipotesi che gli interessi maturati sul denaro depositato nei conti correnti siano versati su un conto dedicato del Tesoro. “La soluzione, per quanto positiva – si legge nella relazione firmata dal collegio dei revisori guidati da Giampaolino – non appare tuttavia esaustiva, in quanto il problema non è quello di assicurare allo Stato i proventi della liquidità (interessi, si annota, di modestissima entità). Quanto quello di trasferire al settore privato liquidità generata da trasferimenti pubblici destinati a finanziare servizi essenziali, immobilizzata per tempi che si sono rivelati non brevi”.

PALAZZO VIRTUOSO “Si tratta di obiezioni che non condivido. Il Presidente Giampaolino nulla obietta sulla legittimità della gestione ed anzi il Collegio dei revisori ne attesta la trasparenza e la regolarità. Sono rilievi di opportunità che rispetto, ma la destinazione delle risorse spetta al Plenum, le cui decisioni vanno rispettate”, chiosa Legnini. Che ricorda come il Csm non sia assoggettato per legge alla tesoreria unica. “Il Csm da circa vent’anni agisce in regime di autonomia finanziaria e dunque affida legittimamente il servizio di tesoreria ad un istituto di credito e lo fa con gara pubblica. Si tratta di depositi in attesa dell’utilizzo e non certo di investimenti rischiosi. C’è infine da dire che siamo forse l’unica istituzione a subire osservazioni e critiche perché non aumentiamo le spese correnti, ed anzi risparmiamo per poter fare investimenti e per tentare di accrescere l’efficienza delle attività consiliari”.