Un’inchiesta sull’arroganza del potere e su come il presidente dell’Azerbaigian Hilam Aliyev e il suo entourage abbia utilizzato per anni il super-yacht da 54 metri denominato Prima (valore 24,5 milioni di euro) “acquistato dalla società petrolifera di Stato azera, la Socar, e registrato a Panama con una società di comodo, la Prima Shipping and Marine Services”, in modo da eludere eventuali controlli.

Per questo Lorenzo Di Pietro, giornalista con collaborazioni con Repubblica, l’Espresso, il Fatto Quotidiano, il Corriere della Sera (cronaca di Roma), e componente del consorzio di giornalismo investigativo Irpi, è stato premiato ieri con il Tom Renner Award a New Orleans con il pool di giornalisti di Organized Crime and Corruption Reporting Project (Occrp)

L’imbarcazione, al centro dell’inchiesta giornalistica, ha permesso al presidente, alla famiglia, ad alcuni ministri di fare le vacanze nelle più esclusive località del Mediterraneo: tra cui Cannes, Porto Cervo, St. Tropez. Analizzando i tracciati del Gps della Prima – dall’acquisto all’inzio del 2011 e fino al settembre scorso – Di Pietro ne ha ricostruito gli spostamenti e verificato le presenze.

Il presidente azero è stato in visita in Italia circa un anno fa quando “era stato accolto del premier Renzi dopo la sua visita all’Expo”. In Azerbaigian la libertà di stampa e i diritti civili sono compressi. E per questo prima della visita “Amnesty era intervenuta – aveva scritto Di Pietro per  Il Fatto – invitando il premier ad affrontare il tema dei diritti umani. Appello caduto nel vuoto”.

L’inchiesta, infatti, è nata in seguito all’arresto e alla condanna a sette anni e mezzo per Khadija Ismayilova, la giornalista d’inchiesta azera prelevata nel dicembre 2014 dalla radio dove lavorava e portata in carcere: “Continuate a lottare per quelli che vengono messi a tacere. Se essere arrestati è il prezzo da pagare, ne vale la pena” aveva detto e così il suo lavoro è stato suddiviso tra più giornalisti che hanno lavorato per Organized Crime and Corruption Reporting Project (Occrp). A Di Pietro è toccato il filone italiano delle triangolazioni attraverso i paradisi fiscali su cui lavorava Ismaylova.

“Parte del mio lavoro si basa sui metodi del cosiddetto data journalism, ovvero sull’analisi e l’interpolazione di dati statistici e informazioni attraverso l’uso di appositi strumenti informatici, che consentono di rivelare elementi altrimenti difficili da scoprire con un’indagine giornalistica tradizionale. Un modo di lavorare che – scrive Di Pietro – permette di guardare alle dinamiche sociali, politiche ed economiche con maggiore precisione, riducendo la discrezionalità del giornalista”. “È una grande soddisfazione – dice il giornalista raggiunto telefonicamente dal Fatto.it – è un premio che non prevede denaro ma dà grande visibilità”.