“La differenza tra università in Italia e Usa? L’opportunità di competere per ottenere finanziamenti alla ricerca. Negli Stati Uniti i prof sono spinti a presentare le proprie idee e a giocarsi così fondi da aziende o agenzie governative, con i quali è possibile offrire a studenti meritevoli borse di studio ‘pesanti’ per implementare attività e progetti di ricerca. Meccanismi improbabili in Italia a causa di burocrazia, scarso interesse a creare competizione e meritocrazia, ma sopratutto per la mancanza di fiducia e investimenti da parte del governo verso la ricerca”.

Analisi senza sconti quella che fa Marcello Canova, ingegnere meccanico di 41 anni originario di Suzzara, in provincia di Mantova, che dal 2005 vive a Columbus, in Ohio, dove è assistant professor in ingegneria meccanica. Lì sviluppa progetti e realizza brevetti presso il Center for Automotive Research (Car), rinomato centro di ricerca in campo automobilistico. Una struttura che si occupa di veicoli avanzati a trazione elettrica e ibrida motori a combustione interna, dinamica del veicolo, veicoli intelligenti, connettività, e sistemi di assistenza al guidatore. Fattura circa 10 milioni di dollari l’anno in ricerca finanziata dalle principali case automobilistiche (Ford, General Motors, Chrysler, Honda) e da diverse agenzie governative, come dipartimenti dei Trasporti e dell’Energia e la National Science Foundation.

Difficilmente Canova potrebbe fare le stesse cose in Italia. “La ricerca – spiega a ilfattoquotidiano.it – non è un’attività che porta rendite a breve termine, ma richiede lunghi periodi, nella maggior parte dei casi superiori alla durata di un governo. E’ triste vedere come la ricerca in Italia sia bistrattata e continuamente soggetta a tagli nei finanziamenti, senza comprendere che riducendo questi finanziamenti si riducono drammaticamente le prospettive a lungo termine per il nostro Paese di essere competitivo nella tecnologia, nell’industria e produzione di beni e risorse umane. In sostanza, si toglie al nostro Paese un futuro”.

Ma qualcosa, seppur lentamente, si sta muovendo anche da noi e in questo caso, almeno secondo il professore mantovano, bisogna ringraziare l’Unione Europea. In particolare gli “stanziamenti, ma anche alla formazione di partnership per stimolare lo sviluppo di tecnologie e risorse umane. E la collaborazione con le imprese, seppur con piccoli investimenti, replica un sistema simile a quello americano”. E, nonostante riconosca la buona preparazione fornita dall’Italia, in tanti sono costretti ad andarsene per mettere a frutto le loro capacità.

“I nostri laboratori funzionano quasi 24 ore al giorno, compresi i fine settimana. Le università proteggono la libertà dei professori e permettono loro di decidere, in maniera autonoma, le attività di ricerca a cui dedicarsi e come ottenere finanziamenti e dirigere studenti, ricercatori e laboratori. Guardando il mio caso, a volte mi sento molto più simile ad un imprenditore che ad un professore più tradizionale. Se una persona è intraprendente e ha la motivazione per mettersi costantemente alla prova in un mercato altamente competitivo, gli Stati Uniti danno questa opportunità”.

Insomma, la ricerca viene utilizzata per attrarre fondi e reclutare e addestrare nuovi studenti. Nel caso specifico, l’attività di Marcello Canova si concentra sullo sviluppo e utilizzo di tecniche matematiche di ottimizzazione e controllo per sistemi di propulsione automobilistica, per il miglioramento di prestazioni, consumi e riduzioni delle emissioni inquinanti. Inoltre, si interessa anche di sistemi di accumulo di energia per autoveicoli, come le batterie agli ioni di litio. “Il mio gruppo di ricerca al Car include circa 15 studenti, tra laurea, master e dottorato, e due ricercatori”.

Nel corso della sua carriera alla Ohio State, Canova ha pubblicato decine di articoli scientifici, sviluppato 3 brevetti e ottenuto diversi premi per la ricerca e l’insegnamento. E nella primavera del 2012 ha stretto la mano al  presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, in visita al Centro di Ricerca in cui lavora l’ingegnere italiano. “Durante la visita ai nostri laboratori,  Obama si è soffermato su diversi progetti, incontrando gli studenti e i professori coinvolti nelle varie attività. Non appena ci siamo presentati, ci ha messo subito a nostro agio scambiando alcune battute. E ci ha incoraggiati a continuare”.