Il 53% dei ragazzi tra gli 11 e i 16 anni ha già visto materiale pornografico sul web, e il 95% di loro ha visionato scene sessualmente esplicite ben prima dei 14 anni. Il precoce proliferare della visione online dell’hard professionale ed amatoriale tra i minorenni inglesi è il risultato di una ricerca condotta dalla Middlesex University, appena pubblicata sulla home page del Guardian. Il sondaggio condotto nel 2015 su oltre 1000 bambini di età compresa tra gli 11 e i 16 anni, il più esteso ed inclusivo del Regno Unito sul tema, è stato commissionato dal NSPCC (National Society for the Prevention of Cruelty to Children) e dalla Children’s Commissioner for England. I dati davvero sorprendenti concretizzano l’astratto luogo comune di un accesso illimitato al web, e senza filtri, pressoché ad ogni età.  Partiamo da un primo segnale d’allarme: per circa il 30% degli intervistati il materiale è stato trovato sul web “accidentalmente”. Segue poi il fatto che già a 11 e 12 anni il 28% degli intervistati ha già visto qualche scena x-rated sui siti porno. E ancora: sono gli smartphone la via d’accesso più comune per accedere alla pornografia online.

Ma è forse un altro dato della ricerca dell’università londinese a lasciare sorpresi: più dei tre quarti dei bambini intervistati, l’87% dei ragazzi e il 77% delle ragazze, ha affermato che per loro la pornografia visionata non è riuscita ad “aiutarli” ad avere il consenso dell’altro partner per fare sesso, mentre oltre la metà dei ragazzi (il 53%) ha valutato come “realistica” la rappresentazione del sesso vista sul web. “Alcuni miei amici hanno usato la loro esperienza fatta online come guida per fare sesso, ma si stanno facendo un’immagine sbagliata dei rapporti sessuali”, ha spiegato agli intervistatori una 13enne. “Grazie al porno online puoi “farti” un ragazzo senza cercare l’amore – ha dichiarato un’altra giovane intervistata – le immagini che si vedono fanno come pressione a noi ragazze nell’agire e comportarsi in un certo modo ancor prima di essere pronte all’approccio”. Il 39% dei ragazzini tra i 13 e i 14 anni che ha già avuto rapporti sessuali nella realtà sostiene di aver “copiato quello che hanno visto nei filmati del web”: “Uno dei miei amici ha iniziato a trattare le donne come si vede sui video giusto con qualche schiaffo qua o là”, è stata la testimonianza di un 14enne.

Negli ultimi anni sia il governo che i provider di Internet hanno fatto molto per limitare l’accesso dei bambini alla pornografia, ma non c’è spazio per l’autocompiacimento, bisogna fare di più, ovvero limitando ulteriormente l’accesso ai minori sui siti porno. Genitori, insegnanti, autorità della regolamentazione e industria digitale non devono sedersi sugli allori e non rendere vani questi sforzi”, ha spiegato Anne Longfield, commissario della Children’s Commissioner of England.  “Un’intera generazione di bambini rischia di essere spogliata della sua infanzia per la visione in giovane età di porno estremo e violento. Dai dati si evince che molti di loro crescono credendo di dover emulare quello che vedono nei video porno”, ha aggiunto Peter Wanless, amministratore delegato della NSPCC. Su come molti bambini sotto i 14 anni rimangano scioccati, confusi, taluni perfino disgustati, nonché perennemente collegati 24/7, da ciò che vedono online lo si è visto un  paio d’anni fa in un documentario intitolato InRealLife. Nel film di Beeban Kidron i ragazzini britannici e della Silicon Valley intervistati, che già sembrano consumati adulti,  mostrano i segni patologici di alienazione e dipendenza dal web che richiedono persino un robusto intervento medico. Porno o non porno che sia.