Donne 2.0, come dice un mio amico gay, siamo “una spanna e mezzo” sopra gli uomini. Eppure, c’è qualcosa che ci tiene legate alle donne del passato, da Marilyn Monroe a Maria Callas, passando per Nilde Iotti e qualche ministra moderna: c’è una linea al di là della quale tutte le sicurezze femminili vacillano, le giornate da leonesse diventano ore da bradipe passate sul divano a mangiare gelato e a lavorare sull’Ipad (sempre e comunque).

È la linea dell’amore leggero. All’inizio è un vortice di emozioni, le vecchie farfalle nello stomaco lasciano il posto alle ruspe, gli estrogeni ti schizzano dai pori, grondi ferormoni e cammini pure sull’acqua sfidando Gesù Cristo: ti senti Dio, versione femminile ovviamente.

Perché? Hai scoperto una cosa bellissima: un amore senza compromessi, senza alito pesante il giorno dopo, senza suocera, senza pranzi con i parenti, senza rotture di balle. Solo sesso a go go, tanto da dimenticarti perfino dei tuoi giocattoli erotici . Insomma, il paradiso terrestre.

Dopo un po’ di tempo, però, le cose cominciano a cambiare: la domenica ti ritrovi a comprare le pastarelle e non sai a chi portarle. La mattina ti svegli e vorresti preparargli la colazione, sentire il suo alito pesante, anche stirargli la camicia – mi voglio allargare –  invece c’è solo il tuo gatto che ti guarda, pure lui, compatito. Il tuo vibratore nel cassetto dei vizi è pronto a ritornare. Lui continua a ripeterti: “Ma non puoi viverti la storia con leggerezza? Perché devi appesantire tutto?”.

Allora tu richiami i tuoi neuroni all’ordine, e imponi loro di essere più leggeri, in fondo, sei sempre la solita “pesantona”, o no? Ma poi è di nuovo domenica… e allora sì, vibratore sia, è sintetico, ma non causa sofferenze.