Spiego ai miei venti lettori (gli altri sono impegnati a insultare e a darmi del fascista) perché io non posso votare Giuseppe Sala. Quella che la mia amica Rita chiama “ossessione” è semplicemente coerenza. I motivi che rendono Sala inadeguato a gestire il bene comune e il denaro dei cittadini li ho allineati quando era soltanto l’amministratore di una società pubblica (Expo spa). Dovrei cambiare idea solo perché ora ha indossato una casacca di partito ed è il candidato sindaco di una parte politica? Scusatemi, ma non posso.

Da amministratore di Expo ha tenuto comportamenti inaccettabili, che se ripetesse da sindaco sarebbero gravissimi.

1. Non ha comunicato con trasparenza i dati dei visitatori nei primi mesi dell’esposizione universale (quando erano sotto le previsioni), usando scuse buffe come quelle del caldo che avrebbe messo fuori uso i computer che controllavano gli ingressi. Non ha comunicato per mesi neppure le cifre del bilancio, sostituite con dati incompleti e ancor oggi difficilmente interpretabili. Sarebbe intollerabile una simile mancanza di trasparenza da parte del sindaco di Milano, che ha a che fare con un bilancio non da 800 milioni, come Expo, ma da 5 miliardi.

2. I suoi più stretti collaboratori sono stati coinvolti in brutte vicende giudiziarie, alcuni sono stati indagati, altri addirittura arrestati e condannati. Lui non si è accorto di niente. Come farà a garantire che la cosa non si ripeta a Palazzo Marino? È evidentemente inadatto a guidare la ben più complessa macchina del Comune di Milano.

3. Ha gestito gli appalti di Expo con grande spregiudicatezza. Per poter affidare grandi incarichi senza gara, li ha frazionati in piccoli incarichi concessi alla stessa azienda. Ha assegnato senza gara anche l’appalto per scegliere i 120 ristoratori che si sono avvicendati nella zona ristorante di Expo, sostenendo che solo la persona a cui lo ha affidato (Oscar Farinetti, amico di Matteo Renzi) è in grado, per la sua “unicità”, di sceglierle bene. Ha aggirato l’ostacolo di avere, come amministratore delegato, un autonomo potere di spesa fino a una certa cifra (10 milioni di euro), frazionando gli incarichi e affidandone sette alla stessa azienda (la Mantovani), che nell’arco di due mesi ha ottenuto lavori per 34 milioni, più del triplo della cifra che l’amministratore delegato avrebbe potuto spendere. La scarsa trasparenza sulla obbligatoria pubblicizzazione di dati, bandi e contratti Expo è stata puntualmente rilevata dall’Anac di Raffaele Cantone, in un’incredibile e interminabile elenco di rilievi mossi alla gestione Sala. Il documento Anac del 19 dicembre 2014, è leggibile qui. Può fare il sindaco chi ha così spregiudicatamente gestito il denaro pubblico?

4. Le capacità manageriali di Sala sono state messe seriamente in dubbio da un documento interno di Expo spa, l’Audit sulla piastra, che allinea 15 osservazioni pesantemente critiche sulla gestione dell’appalto. Solo due esempi. Le irregolarità iniziano fin dalla programmazione dei lavori, avviati senza i “documenti organizzativi” previsti dal codice degli appalti. Così, scrivono gli auditor, “si è dovuto procedere con affidamenti diretti alla Mantovani per recuperare il tempo perduto, sopportando maggiori costi”. Alla fine, gli errori di programmazione costano cari: ci sono “atti aggiuntivi per un importo di circa 40 milioni di euro”. Gli alberi. Sala ha comprato (sempre dalla Mantovani) 6 mila piante, al costo di 4,3 milioni: 716 euro a pianta. Il triplo del loro costo, perché l’impresa ha comprato gli alberi in un vivaio per 1,6 milioni: 266 euro a pianta. Per saperne di più, leggi qui. Può diventare primo cittadino chi ha ha gestito così il denaro pubblico?

5. Malgrado gli allarmi ripetutamente lanciati nelle sue relazioni semestrali dal Comitato antimafia presieduto da Nando dalla Chiesa e dal presidente della Commissione comunale antimafia guidata da David Gentili, Sala si guarda bene dal far scattare controlli severi e a sorpresa nei cantieri, con gran gioia delle cosche e ulteriore lavoro per la Procura, che apre un’indagine segreta ancora in corso. Può guidare l’amministrazione chi ha così sottovalutato e ignorato il lavoro del Comitato e della Commissione antimafia?

6. Affida un incarico a un noto architetto. Per non fare una gara, usa il solito trucco: divide il lavoro in tre parti. In totale, l’incarico è di 110 mila euro. Ma non basta: a lavoro finito, l’architetto incassa ben 800 mila euro: pagati, con soldi Expo, non da Expo, ma da una società di diritto privato che ha un accordo con Expo (Fiera Milano spa). Nello stesso periodo, il medesimo architetto viene chiamato da Sala a lavorare per la sua villa al mare. Può fare il sindaco chi ha così operato in un incredibile guazzabuglio tra lavori privati e lavori pubblici?

7. In data 19 febbraio 2015, Sala firma una dichiarazione, obbligatoria ai sensi della legge sulla trasparenza. Inizia così: “Consapevole delle responsabilità e delle sanzioni penali stabilite dalla legge per le false attestazioni e dichiarazioni mendaci”. E si conclude così: “Sul mio onore affermo che la dichiarazione corrisponde al vero”. Nel documento, indica come “terreno” la sua villa a Zoagli e non dichiara: una casa a Pontresina, in Svizzera, un affare immobiliare in Romania e la quota di una società in Italia. Può fare il sindaco chi ha mentito ai cittadini?

Ecco. Questi comportamenti mi impediscono di votare Sala. Sono reati? No. Ma come ha scritto Nando dalla Chiesa, “la cultura istituzionale non è il codice penale”. Sono comportamenti pieni di oscurità, opacità, ambiguità, imbarazzi, facilonerie, approssimazioni, inadeguatezze, conflitti d’interesse, ferite allo spirito pubblico, offese alla cultura istituzionale. La mia, dunque, non è un’“ossessione”, ma una coerente conseguenza di quanto documentato in maniera puntigliosa e precisa. Ritengo che Giuliano Pisapia non avrebbe mai attuato uno solo di questi comportamenti e non lo avrebbe tollerato nell’ultimo dei suoi assessori e collaboratori. Perché devo far finta di non vederli in un candidato sindaco?

Non mi sento l’“ultimo dei giapponesi”, cari amici, semplicemente perché io non sto combattendo alcuna guerra. Scrivo le cose che vedo, per coerenza e perché questo è il mio mestiere, ma non pretendo che altri mi seguano. Ognuno deciderà con la sua coscienza. Mi rendo comunque conto che la candidatura di Sala ha già prodotto un risultato: ha abbassato a tal punto la soglia di rigore morale richiesto a un amministratore pubblico, da far accettare a tante persone per bene, come la mia amica Rita, comportamenti come quelli qui elencati, mai accettati finora e che mai sarebbero accettati in politici della squadra avversaria.

La soluzione che è stata proposta dal suo schieramento: “controllarlo”, mettergli attorno qualcuno che garantisca per lui. Siccome non ha una storia politica di sinistra, gli mettiamo accanto Pierfrancesco Majorino, che è tanto di sinistra; siccome con gli appalti fa pasticci e con la trasparenza ha poca dimestichezza, gli affianchiamo Gherardo Colombo, come custode della legalità. E poi ancora Emma Bonino e chi sa chi altri. Mi sembra una logica cosmetica e correttiva che invece di risolvere il problema, lo conferma: se ha bisogno di protesi, forse non è il candidato giusto, no?

Ultimo, definitivo argomento che resta ai suoi sostenitori: gli altri sono peggio. Sarà anche vero, ma a me non basta per farmi “turare il naso”. Alle elezioni non chiedo “il meglio”, non pretendo l’ideale. Mi basta il decente, il corretto. Questa volta, a mio avviso, non c’è. Peccato.