A volte per compiere un atto di generosità, basta soltanto un po’ di conoscenza dei fatti. Come tutti gli anni, con la presentazione della dichiarazione dei redditi, possiamo decidere a quali onlus, enti benefici, confessioni religiose o partiti politici devolvere i nostro 8, 5 e 2 per mille. Ed è necessario essere bene informati per scegliere bene. 

L’8 per mille indica una quota delle imposte ricavate dall’Irpef che si può destinare allo Stato o a varie confessioni religiose. La Chiesa cattolica è quella che vince in termiti di contributi ricevuti, perché è favorita dal “meccanismo indifferenza“: alla Chiesa infatti viene devoluto l’8 per mille di quei contribuenti che non esprimono una preferenza. Le critiche non mancano anche sugli importi incassati dallo Stato (oltre 170 milioni), che risulta  il secondo beneficiario. C’è una legge che dovrebbe assicurare  il finanziamento di progetti contro la fame nel mondo, di interventi mirati in caso di calamità naturali, senza dimenticare l’assistenza ai rifugiati e la ristrutturazione dell’edilizia scolastica. Ma purtroppo si rimane spesso nel campo delle intenzioni teoriche, perché molti fondi vengono usati per compensare i dissesti della finanza pubblica. Il terzo posto nel podio, con 41 milioni di euro, se lo assicura l’Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi. Che, a differenza delle altre confessioni, usa il denaro raccolto solo per interventi assistenziali (e non a fini pastorali).

Il 5 per mille è la quota delle imposte sul reddito che si può devolvere a onlus di vario genere, enti di ricerca e di volontariato, associazioni socialmente utili, centri sportivi o culturali, istituzioni volte a tutelare il patrimonio artistico o il paesaggio. Mentre il 2 per mille (che  risale al 2014) prevede l’assegnazione della propria quota Irpef a favore di un partito. Vista la scarsa popolarità dei politici italiani, non stupisce constatare il fallimento del meccanismo di finanziamento volontario dei partiti: infatti sono stati assegnati circa 325.000 euro grazie al consenso di poco più di 16.000 contribuenti (sui quasi 30 milioni).

E siccome credo che dovremmo tutti recuperare un po’ di sano orgoglio per le giuste cause, concludo questo post dicendo a chi devolverò il mio cinque per mille. A Oxfam, di cui ho puto constatare la serietà (e la mancanza di sprechi). Nata nel 1942 in Gran Bretagna, è tra le più importanti Confederazioni Internazionali nel mondo (ma non è ancora conosciuta come meriterebbenel nostro paese) ed è specializzata in aiuti umanitari e progetti di sviluppo volti a individuare soluzioni concrete e permanenti alla povertà. Tra i tanti meriti di Oxfam, c’è quello di aver posto la questione sull’empowerment femminile: perché le donne sono madri, e cercano di nutrire i loro figli in qualunque condizione, in guerra, nella carestia e nella miseria assoluta. Le migliori, per sfidare la fame nel mondo, la prima ingiustizia da abbattere.