Don Matteo Ferro è un giovane prete, rientrato da qualche mese nella sua città natale, un tempo luogo ospitale di un numeroso clero, cresciuto e pasciuto all’ombra degli abati e di una potentissima badia. Siamo a San Marco in Lamis (Foggia), terra di origine del poeta Joseph Tusiani che ha tradotto e fatto conoscere negli Stati Uniti la poesia di Leopardi e il dialetto ‘santemarchese’.  Una città tra due conventi, attraversata dai pellegrini che risalgono la Piana del Tavoliere per raggiungere la tomba di San Pio e la Grotta di San Michele a Monte Sant’Angelo.

Una città chiamata al voto il 5 giugno scorso, per il rinnovo del consiglio comunale. Quattro candidati per eleggere il successore di Angelo Cera, parlamentare dell’UdC e politico di lungo corso, di sicura fede cattolica. Cosa c’entra la religione con la politica? A San Marco in Lamis è sempre presente. Città com’è di pinzocheri che affollano le adunate cattoliche e le numerose processioni che serpeggiano per le strade strette del centro storico, compresa la famosa processione delle Fracchie del Venerdì Santo. La corsa a Palazzo Badiale, sede municipale un tempo dimora degli abati, è però una corsa a due. Da una parte Pasquale Spagnoli, avvocato, già presidente del Consiglio comunale, sostenuto anche dall’UdC, dall’altra Michele Merla, imprenditore sostenuto pure dal Pd che però alle primarie spingeva un altro candidato. In mezzo il nostro don Matteo che, come il suo omonimo della fiction televisiva, ama intrigarsi della vita paesana non per impartire benedizioni o risolvere casi intrigati, ma per calamitare consensi, magari, come qualcuno maliziosamente afferma, in favore della sorella Caterina, candidata nella lista di Merla, dove padroneggiano i ‘comunisti’.

Don Matteo non inforca la bicicletta, ma non perde occasione per girare le case dei parrocchiani, dove tra una giaculatoria e una benedizione, sensibilizza i fedeli alla causa del candidato Merla e a quella della sorella che, guarda caso, viene eletta con ampi consensi. Insomma, a San Marco in Lamis Peppone e Don Camillo sono una stessa persona, uniti nel sacrosanto valore del vincolo familiare. “Qualcuno ha nostalgia di mons. Frascolla – commenta a ilfattoquotidiano.it, Napoleone Cera, cattolico presidente del Gruppo Popolari alla Regione Puglia: che ai tempi dell’unificazione italiana faceva propaganda contro il governo nazionale per restaurare il potere del clero”.

Il giovane Napoleone è figlio di Angelo, deputato dell’UdC e sindaco uscente di San Marco in Lamis, che ha annunciato ricorso alle autorità giudiziarie per gravi irregolarità nella presentazione della lista del sindaco eletto. “Ho avuto più di una segnalazione sul comportamento anomalo di don Matteo – continua Napoleone Cera. Probabilmente il presule ha sbagliato santini, e invece di dare le immaginette sacre ha dispensato il materiale elettorale della sorella. Abbiamo subito uno scherzo da prete, poiché una parte del clero è sceso in campo facendo politica attiva anche contro l’Udc”. “Anche nelle omelie – spiega ancora Cera – il sacerdote era particolarmente zelante quando si parlava di politica. Una campagna elettorale fatta più con l’aspersorio e le campane che con le bandiere e i comizi, anche perché oltre a don Matteo c’è anche qualche altro personaggio in tonaca che ha favorito il cugino candidato”. Ma don Matteo non ci sta alle accuse e spiega: “È ovvio che ho votato mia sorella, non credo ci sia niente di male”.

“Sinceramente non ho seguito più di tanto perché non mi interessava la campagna elettorale, anche se c’era mia sorella candidata. Io non ho niente contro nessuno, né contro Cera né contro Spagnoli, anche perché nella loro polemica si nominava la chiesa in generale. Queste cose non mi hanno ferito, penso al mio ministero di sacerdote. Ognuno è libero di votare chi vuole nel sagrato (lapsus apparentemente casuale?, ndr) dell’urna, la candidata era mia sorella ed è normale che ho sostenuto lei. In questi casi si associano situazioni con troppa facilità. Ora è comunque tutto tranquillo, mi sono visto per un caffè con altri candidati, tra questi Cera e Spagnoli, e ribadisco la mia stima nei loro confronti. Io rispetto tutti e credo che questa polemica, sia solo foga per la delusione del risultato elettorale”. Insomma, libero sagrato in libera urna. Ma sul Gargano pare essere iniziata una nuova faida. Questa volta combattuta con acqua santa, litanie e carte bollate.