Follia omicida, porto d’armi facile, integralismo islamico violento, omofobia: ovviamente c’è tutto questo nella strage di Orlando e sembra un po’ assurdo e strumentale mettere in antitesi elementi che invece sono inestricabilmente associati. Probabilmente è il dibattito pre-elettorale a provocare questi schematismi. Quello di Orlando è un episodio unico eccezionale  in cui diversi gravi fenomeni esistenti negli Stati Uniti si sono uniti, sono andati a coincidere.

Ma se guardiamo alle vittime e al luogo dove sono state uccise sentiamo, percepiamo, con evidenza che la questione principale nella vicenda è l’omofobia. Il fastidio insopportabile che l’omosessualità provoca in alcune o tante persone, a volte persino al di là del contesto sociale e culturale. In genere, comunque, l’aggressività omofobica è tutta dentro il contesto, è una gara di forza dentro la sottocultura del pregiudizio, del maschilismo, dell’intolleranza. E’ una strage particolarmente assurda oggi, quella della discoteca di Orlando, quando questo tipo di locali e la loro frequentazione hanno perso qualunque caratteristica di novità o di scandalo. Dall’interno del The Pulse i ragazzi sotto attacco scrivevano alle mamme.

Ricordo invece quando, decenni fa, molti ci andavano di nascosto, e le discoteche pre-Internet (o addirittura pre Aids) erano il luogo della maturazione civile del coming out (venir fuori) di una generazione. I dintorni delle discoteche e dei locali sono stati spesso teatro di attacchi omofobici. Da parte di bulli “cristiani”, in genere. Ma nessun attentato di questo tipo si era mai verificato.

L’Islam radicale integralista c’entra assai poco. Non hanno mai attaccato persone Lgbt in Occidente. Il massacratore avrebbe anche potuto essere un pazzo che si richiama al cristianesimo. C’entra molto di più il liberismo degli Usa in fatto di armi. Avevano indagato un paio di volte Mateen ma gli avevano sempre lasciato la libertà di girare armato, la prima “libertà” che andrebbe tolta al primo sospetto.

I giovani gay dei paesi occidentali non devono avere paura: molto difficilmente una cosa del genere si ripeterà. Ma l’episodio conferma che l’omofobia esiste ed è molto pericolosa, è un fenomeno da conoscere e contrastare in tutto il mondo. Non esistono Europa fortezza, Stati Uniti fortezza. Ho pensato, subito dopo la strage, ai ragazzi che conosco che hanno chiesto e ottenuto, o stanno ottenendo, asilo politico in Europa e a come hanno preso questa notizia (nel mondo, tra parentesi, le più numerose vittime di uccisioni e violenze omofobiche sono proprio di cultura islamica). Per vivere realmente sicuri abbiamo bisogno di una strategia mondiale, articolata ma mondiale, per sgonfiare e quindi sconfiggere l’omofobia ovunque.