Deve essere una prerogativa degli imprenditori più ricchi e geniali quella di ambire alla conquista del cielo: mentre l’eccentrico Elon Musk (patron della Tesla) gioca con i razzi e sogna i viaggi nello spazio, Larry Page, cofondatore di Google, investe nell’auto volante. Beninteso, non c’è nulla di ufficiale. Tuttavia i segugi di Bloomberg non hanno dubbi: il papà di “big-G” avrebbe tirato fuori di tasca propria ben 100 milioni di dollari per finanziare due start-up che stanno già studiando mezzi capaci di calcare le “autostrade dell’aria”; e stavolta la Google-car e la società del più noto dei motori di ricerca non c’entrano nulla.

Questa montagna di dollari sarebbe finita sui conti di “Zee.Aero” e “Kitty Hawk”: così si chiamano le due aziende finanziate da Page, che esige il massimo riserbo su tutto quello che gravita attorno alla questione. Le due start-up – che hanno sede vicino a Mountain View, quartier generale di Google – sarebbero state messe addirittura in competizione fra loro per accelerare i processi di ricerca e sviluppo di nuovi prototipi; in puro stile americano per l’appunto. Anche se in entrambe le aziende lavorerebbe personale trapiantato da Alphabet, la compagnia di Google che sta sviluppando la guida autonoma.

Fra i prototipi già in circolazione ci sarebbe una sorta di piccolo elicottero a 4 eliche (nelle foto i patentini di Zee.Aero, depositati presso l’ufficio brevetti nel 2011) in grado di ospitare anche più passeggeri. Quello dell’auto volante è un tema riproposto milioni di volte nell’ambito della fantascienza. Tuttavia l’applicazione nel mondo reale comporterebbe una vera e propria rivoluzione della mobilità e della legislazione annessa.

Fermo restando che la tecnologia per la guida autonoma sarebbe indispensabile per la sicurezza dei veicoli volanti – ed in parte “trapiantabile” dal mondo aeronautico: il famoso pilota automatico con cui navigano gli aerei di linea – bisognerebbe stabilire se per guidare mezzi del genere basterebbe una patente o sarebbe necessario un brevetto di volo. Senza contare la necessità di definire con precisione le quote operative, che non dovrebbero in alcun modo disturbare il normale traffico aereo, le “no-fly-zone”, le velocità di crociera massime, e le rotte percorribili: un bel problema quindi, anche perché in tempi di Jihad quella dell’auto volante non sembra proprio una grande pensata…