Tutti gli schermi sono ipnotici. Ad esempio la televisione. Avrete sicuramente notato, almeno una volta nella vita, che quando una persona guarda un film o una partita di calcio con totale partecipazione emotiva, sembra assorto in uno stato di trance e non si accorge di voi se gli state rivolgendo la parola. La stessa cosa accade con gli schermi digitali connessi a internet: computer, smartphone e tablet. Cinque minuti di navigazione in Rete possono diventare un’ora: l’attenzione è magnetizzata dal flusso informativo e spesso diventa difficile staccarsi dal monitor. Ci sono poi ricerche che hanno dimostrato che lo smartphone può favorire la sindrome da “blackberry fantasma” (i primi studi risalgono infatti al 2006 quando ancora il Blackberry era il cellulare preferito dei manager). In pratica, si è notato che alcuni soggetti che vivono in simbiosi con il proprio telefono cellulare, addirittura lo sentono squillare anche quando lo hanno dimenticato a casa. In pratica, creano mentalmente un suono che non esiste. Inoltre, gli schermi possono favorire la dipendenza psicologica verso lo strumento stesso che veicola le informazioni. Come è possibile?

Le motivazioni sono varie. Nei miei corsi per la prevenzione del rischio Tecnostress nell’infolavoro dico spesso che la mente stessa è uno schermo che incanta. E se non siamo consapevoli di come funziona le mente, cadiamo in uno stato di autoipnosi. Quindi è molto importante sviluppare la “presenza presso se stessi”, quella che gli orientali raggiungono attraverso la meditazione. Ma gli schermi sono ipnotici anche per altri motivi. Esiste infatti anche una causa psico-ancestrale. Ad esempio, ogni volta che i nostri occhi guardano qualcosa che si muove, l’attenzione si focalizza in un punto. È una questione di sopravvivenza. Se fossimo in una foresta e un gruppo di foglie si muovesse all’improvviso, saremmo spinti ad allertare la nostra attenzione perché potrebbe esserci un pericolo in agguato (magari un animale aggressivo) e quindi dovremmo escludere dal nostro campo visivo e uditivo ogni altro interesse. Gli occhi si lasciano infatti incantare da tutto ciò che si muove velocemente. Lo sanno bene gli sceneggiatori di prodotti per tv e cinema, che spesso assegnano solo pochi secondi alle varie scene, perché in questo modo il ritmo dell’attenzione rimane alto. Un’inquadratura troppo statica invece annoia e il telespettatore è portato a cambiare canale.

L’ipnosi da schermo può favorire, però, l’insorgere del Tecnostress nell’infolavoro. Se siamo indotti a trascorrere molte ore con i monitori connessi a Internet ci esponiamo al rischio di problemi alla salute. Ad esempio, mal di testa, ipertensione, perdita momentanea di memoria, attacchi di panico: sono solo alcuni dei sintomi più comuni del Tecnostress, che Inail considera una malattia professionale “non tabellata” il cui onere della prova spetta al lavoratore, in caso di azione legale verso la propria azienda per ottenere il risarcimento della danno all’integrità psicofisica. Purtroppo, con l’avvento delle nuove tecnologie di connessione dati e dell’infomarketing, la salute dei lavoratori digitali (anche di noi giornalisti) è in serio pericolo. Nei casi gravi si possono verificare anche stati momentanei di perdita di controllo associata all'”Internet addiction disorder (Internet dipendenza)In tal senso, ha raccontato la sua esperienza al quotidiano The Guardian, il regista Jason Russel, autore del video diventato super virale (più di 100 milioni di visualizzazioni realizzate nel giro di pochi mesi), “Kony 2012” (un filmato di 30 minuti creato allo scopo di promuovere la campagna umanitaria denominata “Stop Kony”, con l’obiettivo di far catturare il criminale di guerra ugandese Joseph Kony entro la fine del 2012, ndr).

Per chi lavora con la internet information e con i devices digitali mobili è dunque importante comprendere come gli schermi possono indurre stati di ipnosi, dipendenza e mettere in pericolo la salute. Per la prima volta, insieme a esperti di ipnosi e psicologia di livello internazionale, ne parlerò al Congresso mondiale di ipnosi, che si terrà a Roma dal 17 al 19 giugno (qui trovate il programma completo), illustrando anche le soluzioni per la prevenzione questo rischio. La più importante tra tutte? La pratica della meditazione, associata alla respirazione consapevole nel momento presente, che da millenni in India chiamano Vipassana.