Niente partite di Euro 2016 nei bar. Non all’aperto, almeno. In Francia il clima degli Europei di calcio continua ad oscillare tra festa e paura, grandi eventi e restrizioni. L’ultima viene da parte del segretariato di Stato allo Sport, che ha vietato la trasmissione dei match in luoghi pubblici che non siano quelli istituzionali delle fan-zones, come ad esempio gli esterni dei locali che avevano già preparato schermi e maxi-schermi. Ma con l’allerta terrorismo sempre alta, per le forze dell’ordine diventa impossibile controllare ogni bar delle dieci città ospitanti. I tifosi che volevano bersi una birra all’aria aperta e guardare la loro squadra del cuore dovranno rassegnarsi a cambiare programma.

Sembra una questione da poco, un dettaglio irrilevante, ma non lo è: il provvedimento colpisce uno dei luoghi più iconici di Parigi e delle città francesi. La “terrasse”, parola francese che non a caso quasi non ha corrispettivo in italiano: i tavolini all’aperto delle brasserie, che si affacciano sulle rues della città e sono sempre affollate di clienti abituali o semplici avventuri, tra chi si siede per un caffè, e chi consuma in piedi nelle belle giornate primaverili della Francia. Il Guardian aveva già stilato la lista dei 10 migliori bar di Parigi dove guardare le partite di Euro 2016. Locali e localini di tutta la Francia sono finiti però anche sul tavolo del governo. E non certo per fare un elenco dei posti più belli.

“Uno schermo all’aperto porta per forza di cose ad un assembramento, piccolo o grande, di gente”, il ragionamento del segretario di Stato allo Sport, Thierry Braillard. “E noi non possiamo permettercene altri”. Il governo ha schierato un esercito di oltre 90mila persone per garantire la sicurezza degli Europei, ma nonostante questo spiegamento di forze i prefetti sono già in difficoltà: tra aeroporti e stazioni, stadi e ritiri della nazionali, sono troppi gli spazi da coprire. Per non parlare delle fan-zones, dove si riuniranno decine di migliaia di tifosi, cruccio del Ministero dell’Interno già dallo scorso novembre (al punto che il prefetto di Parigi ha appena proposto di chiudere quella della Capitale). L’aggiunta di bar e ristoranti potrebbe far collassare il sistema. Di qui l’annuncio di Braillard: “Meglio un sito unico, anche grande ma ben vigilato, che migliaia di capannelli sparsi e disorganizzati, impossibili da controllare”.

C’è anche un po’ di confusione nel governo, perché mentre il segretario metteva al bando le terrasses, il ministro dello Sport Patrick Kannert si mostrava più flessibile: “Il divieto riguarda soprattutto i maxi-schermi. Su bar e ristoranti spetta ai sindaci delle città garantire l’ordine pubblico e decidere che fare”. Ma proprio il primo cittadino di Marsiglia aveva innescato la polemica qualche giorno fa, vietando l’installazione di schermi all’aperto e scatenando le proteste dei gestori. Far rispettare una norma simile non sarà più semplice di tenere sotto controllo gli eventuali assembramenti di tifosi. Ma le intenzioni delle autorità sembrano chiare: si potranno vedere le partite soltanto all’interno dei locali. E soltanto a condizione che ci siano degli agenti di sicurezza a vigilare l’ingresso dal fischio d’inizio alla fine del match. Trasformando il pub in una specie di bunker. La festa può cominciare, ma non sarà poi così festosa.

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