L’Italia pettegola continua a farsi sentire. Non bastano le notizie drammatiche che arrivano da tutto il mondo e i continui casi nostrani di femminicidio ma abbiamo tanto di quel tempo da voler dedicare articoli alle nuove divise dall’Alitalia che tanto stanno facendo scalpore. Evidentemente è più facile trattare di fashion che non di argomenti seri, visto che anche grandissimi giornalisti hanno perso tempo per scrivere qualche riga a proposito.

Le divise sono state presentate a maggio durante l’Alitalia Day e sono già in uso dal personale Alitalia. Cosa hanno queste divise che non va? Qualcuno le trova troppo succinte, qualcuno le trova orribili, sia nello stile che nei colori, ma soprattutto qualcuno ci vede lo spettro islamico. Eccolo là! Ormai siamo circondati l’Islam è tutto intorno a noi. Alitalia diventata Ethiad compagnia di Abu Dhabi deve aver fatto capire a qualcuno che anche questa è una mossa per islamizzare l’Europa.

Parla e scrive gente che ha una confusione tale su Medio Oriente e Islam che se tacesse farebbe sicuramente una gran bella figura. Chi dice che Ethiad sia cercando di islamizzare l’Europa dimentica una cosa fondamentale in questo vortice mediatico: gli arabi specie quelli degli Emirati, o del Qatar e perché no anche quelli dell’Arabia Saudita hanno un unico comun denominatore che si chiama business e non Islam. Chi dunque ha voluto vedere una sorta di avvicinamento ai vestiti islamici ha davvero fatto un buco nell’acqua.

Le divise ricordano molto l’eleganza degli anni sessanta quando ancora le donne non andavano in giro mezze nude; ricordano i tempi prima delle contestazioni degli anni settanta in cui la donna era donna, quella che ancora piaceva all’uomo italiano. Diciamo pure che con il femminismo abbiamo acquisito più libertà, ma qualche uomo ce lo siamo perso. Anni sessanta, in cui la sensualità era tangibile nello sguardo, nei movimenti in un abbigliamento che mostrava meno ma che certamente incuriosiva molto più.

Sono sicura che almeno una volta nella vita tutti gli uomini abbiano sognato nei pensieri più intimi di avere a che fare con una donna in divisa. Sia essa una suora, una poliziotta, una infermiera, e perché no, anche un hostess Alitalia con tanto di cappellino, autoreggenti e magari anche la mascherina per l’ossigeno. La fantasia umana sappiamo non ha limiti. Purtroppo a parte le fantasie sessuali degli italiani, le hostess invece fanno un lavoro degno di ogni rispetto. Mi è capitato di ricevere le confidenze su voli transoceanici in cui hostess lamentavano la lontananza dalla famiglia, dai figli piccoli, si sentivano cameriere perché il lavoro consiste anche in questo. I fusi orari, i cicli mestruali che a volte saltano, sempre in piedi con gambe gonfie e chilometri di camminate pur rimanendo nello stesso aereo per ore, insomma un lavoro affascinante, ma certamente diverso da un impiegata al ministero.

E proprio le calze verdi tornano utili in questo contesto. Delle calze verdi tanto contestate ne ha parlato Ettore Bilotta che ha creato le divise e ha anche specificato che ha pensato alla comodità proponendo quattro tipi di pesantezza proprio per il discorso della pressione sulle gambe. Ma cosa hanno queste calze che non piacciono? Il verde? Insomma qualcuno ci ha visto il colore dell’Islam ma niente di più ridicolo perché il verde è il colore della nostra bandiera. Il verde è il colore dell’Alitalia e le hostess in passato sono state vestite di verde per anni, quando ancora l’Islam in Europa non lo temevamo affatto.

Verrà qualcuno prima o poi a mostrarci gli inediti della Fallaci in cui già in tempi non sospetti lei aveva capito che l’Alitalia era sempre appartenuta al mondo arabo. Qualcuno ci verrà a dire che la nostra attuale classe politica italiana in fondo in fondo già da tempo è in mano all’Islam. Forse dovremmo essere un po’ più lucidi e prima di sparare a zero su una fede che viene troppo spesso manipolata per fare stragi di uomini dovremmo comprendere che con le religioni non si gioca e tanto meno si fanno allusioni.

L’esempio dell’Iran dovrebbe in parte smorzare tutte queste inutili polemiche a coloro che vogliono trovare assonanze tra eleganti divise e l’Islam. In uno dei paesi più islamici che ci sia, l’Alitalia si reca ben sette volte a settimana con volo diretto e i colori delle divise non sono proprio quelli che avrebbero scelto gli iraniani. Seppur il colore rosso scuro come quello dei melograni simbolo dell’Iran, viene spesso ripreso, non avviene lo stesso nell’abbigliamento proprio perché alcuni fondamentalisti islamici vedono nel rosso il colore del peccato capace di smuovere le più remote fantasie. Altra cosa per il colore verde che in Iran almeno dagli ultimi sette anni viene spesso evitato per non ricordare i movimenti di protesta. Insomma in questa vicenda delle divise castigate rosse e verdi l’Islam non c’entra proprio. C’entra invece il pressappochismo italiota con cui alcuni giornalisti pretendono di fare notizia su argomenti di cui sono all’oscuro.