Non sono i tempi in cui Letizia Moratti dava del ladro d’auto a Giuliano Pisapia, ma questa volta il confronto tra i candidati sindaci di Milano negli studi di Sky Tg24 è stato un po’ più scoppiettante del solito. Con Stefano Parisi che lancia la prima frecciata, non originale ma ben assestata, sottolineando come il rivale Giuseppe Sala sia stato direttore generale della Moratti nel periodo in cui la zona di Chinatown veniva riqualificata. E con Sala che accusa il candidato di centrodestra di mentire quando sostiene che non ci sono più i vigili di quartiere come ai tempi del sindaco Gabriele Albertini: “Basta balle”, inizia Mr Expo. “Forse non vai molto in giro”, ribatte Parisi. Nessuna grossa novità rispetto ai temi già proposti in campagna elettorale, ma Sala questa volta mette l’accento sull’ambiente. Chiaro segnale lanciato agli elettori del M5s, con cui “ci sono elementi di convergenza”, visto che proprio oggi Gianluca Corrado in un’intervista al Corriere ha messo tra i concetti chiave ambiente ed aree verdi. Meno ammiccante Parisi che si limita a un “Io parlo con chi vuole il cambiamento. I grillini sono liberi di votare dove vogliono”, detto con la sicurezza di chi nella stessa intervista ha incassato da Corrado un quasi augurio: “Parte dei nostri elettori tifa Parisi, vedo la tentazione di punire Renzi”.

E quello che è andato in scena stasera è stato anche il gioco dei candidati a chi riusciva di più a liberarsi dall’ingombrante presenza dei rispettivi padri politici. Sala da Renzi: “Non sono un candidato renziano. Lui è un po’ ganassa come me. Lo prendiamo così com’è”. Parisi da Matteo Salvini e da Mariastella Gelmini: “Per la chiusura della campagna faremo una grande festa. Loro possono venire, ma parlerò solo io”. Oltre che da Angelino Alfano. Ed è attorno al ministro degli Interni che è ruotato uno dei siparietti più scintillanti, scatenato dal tema immigrazione. “Se arrivano a Milano è perché qualcuno ce li manda. Parisi si rivolga ad Alfano”, ha punzecchiato Sala. “Alfano è un membro del governo Renzi, con cui Sala era abbracciato l’atro giorno”, la risposta. “Non è il governo, è il Viminale. È un tema di Alfano e del Viminale”. E l’altro: “Il governo è unico, l’altro giorno il presidente del consiglio ha detto che il tema dell’emergenza dei profughi non è un’emergenza”. E si sarebbe andati avanti all’infinito, se le repliche a disposizione dei due candidati non fossero terminate.

Divisi sul centro sociale Leoncavallo (da chiudere per Parisi, da regolarizzare per Sala), su eventuali nuovi grattacieli (vanno bene per Parisi, meno per Sala visto che in giro “c’è molto invenduto”). Troppo deciso Parisi, già inciampato nei giorni scorsi su una frase sull’inutilità delle commissioni antimafia, nell’affermare che “a Milano non è mai successo che la mafia si sia insinuata nella politica”. Entrambi infastiditi dalle domande sui potenziali conflitti di interesse, Parisi per la sua Chili tv, Sala per le aziende che hanno lavorato per Expo e che magari ora finanziano la sua campagna elettorale: “Non escludo che ci sia qualcuno. Ma in totale trasparenza daremo la lista dei finanziatori”, promette l’ex commissario unico.

E poi il momento delle gaffe. Pesante quella di Sala, che per ben due volte se la prende con chi lascia l’auto in divieto. Prima con un deciso “noi non vorremmo vedere tra dieci anni le macchine dei milanesi o dei non milanesi parcheggiate sui marciapiedi”. E poi sostenendo: “Il tema delle doppie file va combattuto tramite la tecnologia”, anzi va usata “decisione con chi si mette in doppia file”. Peccato che poche ore prima il sito Dagospia avesse pubblicato un video in cui è proprio Sala a lasciare la sua auto bianca in doppia fila in piazza Mirabello per andare a fare colazione al bar. E poi le gaffe artistiche, quando ai candidati viene chiesto di riconoscere un quadro esposto alla Pinacoteca di Brera. Con Parisi che davanti alla Cena di Emmaus non coglie i suggerimenti del pubblico e anzi azzarda un “Caravaggio? non credo”. E Sala che di fronte a un’opera di Boccioni azzecca che si tratta di Futurismo, ma la attribuisce a Balla. Per il resto più ironico e a suo agio Parisi, che azzecca pure i giorni di sforamento in un anno dei limiti di smog con un “circa 100” (sono 101), mentre Sala si lascia scappare un “no, di meno”.

Il candidato di centrosinistra rispetto al confronto della settimana scorsa, sempre su Sky, perde qualche punto, gli sfugge pure un po’ di spocchia quando rivendica: “Al momento sono in vantaggio io, poi vedremo”. E visto che gli elettori delle altre liste restano importanti e non ci sono solo i 5 Stelle, da registrare resta la proposta di Sala, che al secco no di Parisi alla riapertura dei Navigli, lancia l’idea di un referendum. E qui saranno di certo fischiate le orecchie a Marco Cappato.

@gigi_gno