Di Samantha Falciatori

Il cessate il fuoco ad Aleppo è collassato, i bombardamenti e gli scontri sono ripresi a pieno ritmo e i civili sono di nuovo nel mirino. Com’è la situazione sul terreno? Cosa chiedono i civili alla comunità internazionale? Come sta reagendo la Turchia ai bombardamenti dell’Isis su Kilis? Una testimonianza diretta giunge dai volontari di un’associazione umanitaria, Onsur Italia, che nell’inferno siriano continua a portare ambulanze e aiuti umanitari. Dal 2012 sono state 16 le missioni compiute in Siria, previe tutte le dovute autorizzazioni, di cui l’ultima, tra aprile e maggio, ha visto i volontari arrivare a 1,5 km da Aleppo, entrando in Siria da un confine umanitario nella provincia di Idlib.

Distribuire aiuti e ambulanze in zone di guerra espone al rischio di essere colpiti in qualunque momento, ma permette anche di entrare in contatto con i civili e capire meglio cosa accade. Il dottor Ahmad Amer Dachan, presidente di Onsur, ha dichiarato in questa intervista: “Durante questa 16esima missione [la popolazione] l’abbiamo vista che eravamo sotto bombardamento; mai come prima siamo stati a rischio come questa volta”. In base alle testimonianze, medici e soccorritori “si aspettano che prima o poi venga attuata la no-fly zone che era stata la prima richiesta in risposta ai bombardamenti del governo di Assad. La no-fly zone avrebbe evitato sicuramente l’80-90% delle morti che ci sono state fino adesso. Si aspettano corridoi umanitari e aiuti che entrino nelle zone assediate senza le mille condizioni e i numerosi blocchi che mettono quei battaglioni legati all’Iran o al Libano o a milizie che sono lì per guadagnarci, anche milizie stesse del presidente siriano Assad. [..] Un’altra richiesta è lo stop immediato dei bombardamenti.

Sono infatti i bombardamenti indiscriminati e con armi proibite dal diritto internazionale a causare la maggior parte delle vittime civili. Il dottor Dachan spiega: “Un altro ospedale che hanno bombardato è quello in cui abbiamo consegnato medicine e ambulanze. Dopo qualche giorno ci hanno chiamato i nostri ragazzi dicendoci che l’ospedale è stato bombardato varie volte dal giorno in cui abbiamo consegnato i materiali e infatti la Direzione ha optato per chiuder[lo] immediatamente perché le bombe non erano precise. Hanno colpito le varie ali dell’ospedale (è la tecnica che usa Assad continuando a bombardare a raffica fino a colpire esattamente il punto letale) [..] Noi comunque nella missione abbiamo visto altri ospedali completamente rasi al suolo in precedenza”.

La situazione è difficile anche per le scuole, anch’esse spesso nel mirino, tanto che molte operano sottoterra. Eppure, nonostante la guerra, c’è chi continua a dare istruzione ai bambini siriani. Spiega Dachan: “Ci sono tantissime scuole – noi ne supportiamo una decina – che tutti i giorni istruiscono i bambini. Si fa anche la famosa “festa di fine anno”, dove si premiano questi bambini, si dà loro il diploma in caso abbiano finito, sperando che un giorno venga riconosciuto a livello anche internazionale. Oltre a materiale scolastico, noi diamo sempre un grande quantitativo di giochi per invogliare i bambini a studiare”.

Ma la situazione non è difficile solo in Siria: anche sul confine turco, per molti chilometri controllato da Isis sul lato siriano, non mancano bombardamenti. Per settimane colpi di mortaio di Isis hanno colpito la città turca di Kilis, uccidendo alcune persone, tra cui tre bambini siriani. I volontari di Onsur, che si trovavano in Turchia in quei giorni, sono stati sfiorati da uno dei missili. Ricorda il presidente di Onsur: “A due case da dove stavamo è caduto un missile sparato da Isis su Kilis. Siamo rimasti spaesati perché non pensavamo di essere sotto attacco anche in Turchia, ma purtroppo è così. Come risposta, la Turchia ha bombardato tutta la notte con gli aerei le zone dell’Isis cercando di farli indietreggiare il più possibile”.

Non solo bombardamenti però: la Turchia ha confermato che il 7 maggio scorso le sue forze speciali hanno condotto un’incursione notturna in Siria contro Isis, uccidendo 55 miliziani. Il dott. Dachan però esprime cautela perché “se la Turchia dovesse entrare in Siria, anche solo per bombardare Isis, la Siria lo vedrebbe come un atto di guerra e Siria vuol dire anche Russia; si rischia di ingaggiare un nuovo conflitto tra Stati, se non vogliamo dire mondiale, perché parliamo di Turchia, Siria e Russia. E la Turchia fa parte della Nato”.