Se sei disabile paghi di più. A Crema l’attività estiva, il cosiddetto “MiniGrest” non è uguale per tutti. Lo hanno deciso il Consorzio Arcobaleno, di cui fa parte la cooperativa sociale “Filikà” che si occuperà della gestione del centro, la scuola dell’infanzia “Pio Ricordo” di Santa Maria della Croce e la parrocchia che insieme hanno progettato il servizio che si svolgerà dal 4 luglio al 5 agosto. Qualche genitore è rimasto interdetto dal volantino diffuso via Facebook per propagandare l’iniziativa: la locandina riporta due cifre, quota normodotati 63 euro alla settimana; quota disabili 105 euro alla settimana. Quasi il doppio. Una spesa che comprende retta, pasti, materiali e costi degli operatori.

“Purtroppo non è la prima volta che accadono queste cose. In provincia di Bergamo – spiega Giovanni Merlo, direttore della Ledha, la Lega per i diritti delle persone con disabilità – nel regolamento comunale è prevista la differenziazione della tariffa per il centro estivo e quella per l’assistenza educativa per i ragazzi disabili. Che si tratti di un’iniziativa pubblica o privata come quella di Crema, in entrambi i casi è una situazione di discriminazione inaccettabile. Qualsiasi siano le motivazioni. Quando si fa un servizio per tutti bisogna considerare che ci sono anche le persone con disabilità: è come se facessimo pagare in più il biglietto del bus ai disabili perché i mezzi hanno la pedana per loro”. Merlo alza i toni: “Tolleranza zero. Siamo un’associazione legittimata ad agire contro la discriminazione. In questo caso è ancor più fastidiosa ed odiosa perché riguarda i bambini. Qualcosa dev’essere successo. Fino a qualche tempo fa ai ragazzi con disabilità si faceva lo sconto ora devono pagare di più”.

A dare qualche spiegazione è don Francesco Gipponi della parrocchia di Santa Maria della Croce e Sant’Angela Merici dove si svolgerà il MiniGrest: “La locandina non l’ho vista. Al di là delle forme i disabili hanno un contributo da parte del pubblico. Diversamente bisognerebbe chiedere alle famiglie di non chiedere più nulla al pubblico altrimenti si auto-discriminano. Se c’è una battaglia sulla discriminazione facciamola in toto: non facciamo i moralisti quando sappiamo com’è la questione. Si può usare anche un altro termine, resta la sostanza. Di fatto una famiglia che ha un figlio disabile non può permettersi di mandarlo ad un’ attività normale perché non può svolgerla. La discriminazione più grossa inizia quando pensiamo che un disabile può fare quello che fanno gli altri. Noi di fatto facciamo un lavoro per tutti. Non mi interessa avere disabili che sono oggetto solo della compassione degli altri; non voglio nemmeno un Grest esclusivo per loro ma un’attività in modo che i ragazzi possano fare l’esperienza migliore a partire dalle loro competenze”.

Resta il problema: i disabili sono costretti a pagare di più per avere un servizio che risponda alle loro esigenze. Lo conferma Daniela Martinenghi, responsabile della Ledha a Crema e da anni impegnata in questo settore: “Il centro estivo non è considerato un livello essenziale di assistenza, se viene fatto bene ha un costo maggiore: se la spesa maggiore viene assorbita dai comuni, i disabili accedono come tutti gli altri bambini. Il messaggio da dare è comunque quello che i bambini con disabilità devono poter andare ai centri estivi a parità di spesa”.

Una questione che conosce bene Luisa Scartabellati, presidente della cooperativa Filikà che non si aspettava polemiche su questo volantino: “La cifra indifferenziata è frutto di un’ingenuità. Stiamo cercando di dare una risposta in tanti modi. In questo caso non abbiamo chiesto contributi all’ente, non possiamo farlo sempre. Gli operatori vanno pagati in maniera regolare. Per permettere ai più bambini disabili di partecipare ho dovuto fare questa differenza, siamo in una situazione economica dove non posso alzare il costo per tutte le famiglie. I genitori sanno che per qualche decina di euro in più i bambini sono seguiti. Era impossibile abbattere la cifra, non ci stiamo dentro. Bisogna conoscere la realtà dei fatti. Lo sappiamo che è una contraddizione ma vogliamo pagare in maniera corretta gli operatori qualificati e assicurare un servizio adeguato ai genitori”.